Kosovo, Mosca chiede all’Onu di intervenire

La Russia chiederà all’Onu di intervenire per annullare un’eventuale dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo. Lo ha detto ieri il mediatore russo Aleksandr Bocan-Harcenko, dopo che lunedì il ministro degli Esteri Serghei Lavrov aveva liquidato l’ipotesi dell’indipendenza kosovara dalla Serbia come «una violazione del diritto internazionale».
«Chiederemo una riunione del Consiglio di Sicurezza - ha detto il diplomatico di Mosca, tradizionale protettrice degli interessi serbi - perché si tratterebbe di una violazione di una sua risoluzione». Il riferimento è alla 1244 del giugno del 1999, che prevede tra l’altro l’istituzione di un’amministrazione provvisoria per il Kosovo e subordina comunque qualsiasi modifica allo status della regione a un previo assenso del Consiglio di Sicurezza.
La radicale presa di posizione russa giunge mentre a livello europeo si lavora per trovare una posizione comune. Venerdì si riuniranno a Bruxelles i capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri per un vertice che sarà dedicato in gran parte alla questione kosovara. Attualmente la posizione espressa da una bozza di documento del Consiglio europeo è la seguente: sintonia con l’Onu sulla insostenibilità dell’attuale status del Kosovo e sulla necessità di giungere a una soluzione che preveda un ruolo guida dell’Ue (anche mettendo in campo una propria missione civile) per arrivare all’obiettivo di un Kosovo «democratico e multietnico, impegnato sullo stato di diritti e alla protezione delle minoranze e del patrimonio culturale e religioso».
Belle parole e belle speranze, ma la realtà è più cruda. I serbi e i loro amici russi non vogliono nemmeno sentir parlare di Kosovo indipendente: ieri il premier serbo Vojislav Kostunica ha detto chiaramente che chi vuol vedere diviso il suo Paese non può da questo essere considerato un partner. E il rischio di violenze nel futuro ipotetico Stato a maggioranza albanese cresce pericolosamente: le forze internazionali presenti sul posto hanno preparato piani per qualsiasi scenario.
A Bruxelles la posizione che il ministro degli Esteri Massimo D’Alema porta avanti a nome dell’Italia (in sostanza un’apertura europea alla Serbia in cambio dell’indipendenza del Kosovo, ipotesi che proprio ieri Kostunica ha definito «un insulto») incontra un sostegno che pare inferiore a quanto va sostenendo il nostro ambasciatore presso l’Ue Rocco Cangelosi: Paesi come Cipro, Grecia, Romania e Spagna si oppongono perché temono il riaccendersi in casa loro di problemi con province o minoranze secessioniste, mentre l’Olanda e altri non vogliono che si tratti con Belgrado prima che abbia consegnato il criminale di guerra serbo-bosniaco Ratko Mladic.
Il Kosovo, intanto, procede spedito sulla strada dell’indipendenza. Il presidente Fatmir Sejdiu ha nominato ieri premier Hashim Thaci, l’ex leader della guerriglia Uck che ha fatto del Kosovo indipendente la sua ragione di vita.