Kosovo, nuovi scontri al confine con la Serbia

L'Onu cerca di fermare 5mila manifestanti che vogliono varcare il confine serbo. Mosca alla
Nato: la Russia potrebbe "utilizzare
la forza" qualora Nato o Ue "sfidassero" l’Onu. Solana: "Serve calma"

Belgrado - La polizia dell'Onu ha lanciato gas lacrimogeni a Kosovska Mitrovica per fermare circa 5mila manifestanti serbi che cercavano di passare il ponte che divide in due la città, tentanto dunque di entrare nella parte albanese. Si apre un nuovo giorno di scontri in Serbia, dopo che il governo di Mosca ha annunciato di essere disposto a "usare la forza" contro Nato e Ue qualora avessero "sfidato" l'Onu.

Il diktat di Mosca Sale la tensione dopo le manifestazioni che ieri a Belgrado avevano visto quasi 200mila serbi manifestare contro l’indipendenza del Kosovo e alcuni gruppetti attaccare e mettere a fuoco l’ambasciata statunitense e altre rappresentanze diplomatiche di paesi che hanno riconosciuto Pristina. Benzina sul fuoco è stata gettata da una dichiarazione di Dmitry Rogozin, che ha minacciato l’uso della forza armata per rispistinare la legalità internazionale: "Se l’Europa lavora al di fuori di una posizione comune, o la Nato infrange il proprio mandato nel Kosovo, si troveranno in conflitto con le Nazioni Unite. A quel punto dovremo procedere con la forza bruta, in altre parole: la forza armata". Più tardi l’agenzia ha radicalmente corretto le affermazioni del diplomatico, subito riportate dai media di mezzo mondo. Rogozin, si legge, voleva affermare che il Kosovo crea un "precedente" con cui si può affermare "la sostituzione della legalità internazionale con l’uso della forza".

L'Ue congela le trattative con la Serbia Dopo gli incidenti di ieri le trattative tra Belgrado e Bruxelles per l’ingresso della Serbia nell’Unione Europea sono congelate. Esse non riprenderanno prima di un rasserenamento della situazione a Belgrado, ha detto l’Alto rappresentante europeo per la sicurezza e la politica estera, Javier Solana, oggi in Slovenia. "Serve un clima propizio a qualsiasi nuovo contatto. Le ambasciate vanno protette. E questo è un obbligo di Belgrado", ha aggiunto Solana. Da parte sua il premier serbo Vojislav Kostunica ha lanciato un appello e alla calma e ha avvertito che le violenze avvenute a Belgrado rischiano di compromettere gli sforzi della Serbia per impedire la secessione del Kosovo. "La violenza e la distruzione stanno direttamente danneggiando la nostra lotta per salvaguardare lo Stato e gli interessi nazionali", ha spiegato il nazionalista moderato. "Purtroppo è accaduta una grande disgrazia, nelle violenze c’è stata la perdita di una vita umana", ha commentato Kostunica a proposito dei disordini in cui ci sono stati anche 130 feriti.