Il Kosovo proclama l'indipendenza La Serbia: "Falso stato" Mosca: pieno appoggio a Belgrado

L'annuncio del premier Thaci al Parlamento riunito questo pomeriggio in seduta
straordinaria a Pristina: Kosovo indipendente, sovrano, democratico. <a href="/a.pic1?ID=242033" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Il paese festeggia tra euforia e ottimismo</font></strong></a>. Discorso alla nazione del
premier serbo Kostunica: <a href="/a.pic1?ID=242031" target="_blank"><strong>&quot;Non daremo mai il nostro riconoscimento&quot;</strong></a>. E Mosca chiede che Onu e Nato dicano no all'indipendenza. <a href="/a.pic1?ID=242034" target="_blank"><strong>Dagli Usa appello alla moderazione</strong></a>. L'Italia: <a href="/a.pic1?ID=242036" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">prendiamo atto</font></strong></a>, ma aspettiamo i partner Ue<br />

Pristina - Il parlamento del Kosovo ha accolto questo pomeriggio con una acclamazione in piedi la proposta di dichiarazione unilaterale di indipendenza dalla Serbia, letta in aula dal primo ministro Hashim Thaci. Successivamente il presidente del parlamento ha chiesto all'assemblea di esprimere per alzata di mano un voto sulla proclamazione di indipendenza. Il parlamento ha approvato.

"Stato sovrano e democratico" Il Kosovo è da questo momento "uno stato indipendente, sovrano e democratico", ha dichiarato il presidente del parlamento di Pristina Jakup Krasniqi di fronte all'assemblea.

"Consacrato alla pace e alla stabilità" Il Kosovo indipendente sarà "consacrato alla pace e alla stabilità": è quanto si afferma nel documento di indipendenza proclamata questo pomeriggio a Pristina dal parlamento della provincia meridionale serba a maggioranza di popolazione albanese. La nazione del Kosovo "sarà creata sulla base del piano Ahtisaari", aggiunge il documento in 12 punti varato dal parlamento. Il piano, elaborato dall'inviato speciale dell'Onu per il Kosovo, il finlandese Martti, prevede per la provincia serba una indipendenza "sotto supervisione internazionale", garantita da una missione dell'Unione europea. Approvato dagli occidentali, tale piano è stato bloccato al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dalla Russia, ostile all'indipendenza del Kosovo. "Il Kosovo è una società democratica, laica e multietnica", che accoglierà "la presenza internazionale civile e militare", prosegue la dichiarazione di indipendenza. La presenza civile è quella della Ue, destinata a prendere il posto di quella dell'Onu, mentre la presenza militare è quella della Kfor, la Forza a guida Nato in Kosovo, dispiegata sin dal 1999 nella provincia secessionista e che resterà anche dopo la proclamazione di indipendenza. "Con l'indipendenza, il Kosovo si assume le responsabilità internazionali, assicura la sicurezza delle frontiere con i paesi vicini, e vieta l'uso della violenza per risolvere le differenze", si legge ancora nel documento di indipendenza nel quale si sottolinea al tempo stesso "la volontà del Kosovo di avere buone relazioni con i suoi vicini". "Un Kosovo indipendente "garantisce la (protezione) dell'eredità culturale e religiosa", riferimento questo alle decine di siti religiosi della chiesa ortodossa serba che si trovano in Kosovo.

Tutti deputati firmano, ma quelli serbi sono assenti Tutti i deputati del parlamento del Kosovo - con l'eccezione dei pochi rappresentanti della minoranza serba, assenti per scelta - hanno firmato oggi il testo della dichiarazione di indipendenza durante la elaborata cerimonia di approvazione che ha accompagnato l'atto. Dopo l'acclamazione e il voto per alzata di mano, la dichiarazione e' stata sottoposta alla convalida del presidente Fatmir Sejdiu, del premier Hashim Thaci, del presidente dell'assemblea Jakup Krasniqi e di ciascun parlamentare, convocato nominalmente per la firma. Tutti lo hanno fatto, salvo i deputati di etnia serba: deputati che nel novembre scorso avevano ignorato il boicottaggio del voto legislativo locale deciso dal grosso della loro comunita' d'intesa con Belgrado e avevano accettato di farsi proclamare eletti con i pochissimi voti raccolti nei seggi riservati alla minoranza serba, ma che questa volta hanno disertato platealmente la seduta per sottolineare la loro indisponibilita' a riconoscere la secessione.