Kosovo, venti di guerra alle porte dell’Europa

La folla festante sventola anche bandiere americane e italiane. Un giornale mette alla berlina in prima pagina i ritratti di Tito e Milosevic

da Pristina

«Kosovo je naš», il Kosovo è nostro, ribadisce la Serbia, che fa muro contro l’indipendenza proclamata da Pristina. La Chiesa ortodossa soffia sul fuoco invitando i serbi ad armarsi. Il primo ministro Vojislav Kostunica parla di «falso Stato» e il governo di Belgrado prepara un’offensiva diplomatica senza precedenti.
La secessione del Kosovo provoca anche qualche scintilla di violenza. Due bombe a mano sono state lanciate contro uffici internazionali a Mitrovica, la roccaforte serba nel nord del Kosovo. A Belgrado ne ha fatto le spese l’ambasciata americana con una fitta sassaiola da parte di un gruppo di scalmanati «patrioti». Ieri il patriarca Artemije, capo della Chiesa ortodossa serba, ha rilasciato dichiarazioni di fuoco al quotidiano Glas Javnosti. «La Serbia dovrebbe comprare le armi più moderne dalla Russia e chiedere a Mosca di mandare volontari», ha sostenuto l’anziano patriarca. Per lui «il Kosovo era e sarà sempre serbo». Inoltre Artemije ha bollato come «una disgrazia» la posizione del capo di stato maggiore serbo, generale Zdravko Ponos. Secondo l’alto ufficiale il Kosovo non va difeso con le armi.
Pochi minuti dopo la dichiarazione d’indipendenza il premier serbo Kostunica è apparso in televisione. Per il primo ministro «è nato uno Stato fantoccio della Nato, che non esiste e non esisterà mai». Secondo Kostunica l’Europa «si è umiliata, inchinandosi» agli interessi degli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, ha aggiunto che «la Serbia farà di tutto per opporsi a questa secessione motivata etnicamente».
Non occorreva altro a qualche centinaio di ultranazionalisti per scatenare una sassaiola contro l’ambasciata Usa a Belgrado. I manifestanti gridavano «il Kosovo è il cuore della Serbia». Alcuni poliziotti sono rimasti feriti. Inoltre giovedì è prevista a Belgrado una grande manifestazione di protesta. Il leader ultranazionalista serbo, Tomislav Nikolic, l’ha annunciata come un segnale forte «contro gli occupatori (la nuova missione europea, nda) e i separatisti albanesi».
Più violenta la reazione serba nella roccaforte di Mitrovica, la città tagliata etnicamente in due nel nord del Kosovo. Una bomba a mano è stata lanciata contro la sede del tribunale gestito delle Nazioni Unite. Un’altra granata è rimasta inesplosa. Però era diretta agli uffici della nuova missione europea che accompagnerà il Kosovo indipendente.
Circa trecento veterani serbi della guerra in Kosovo si sono presentati al confine con la provincia ribelle. Alcuni indossavano le uniformi con cui hanno combattuto e volevano raggiungere Mitrovica. Per fortuna sono stati bloccati alla frontiera.\