La Kostner bacchetta tutti «Troppo tirchi per vincere»

Maria Rosa Quario

da San Sicario

Decima, tredicesima, ventinovesima e trentaduesima. Cercare l’Italia nella classifica della discesa femminile non mette allegria, così come non è stata una festa veder scendere Daniela Merighetti, paralizzata dall’emozione, o forse dalla paura, e Elena Fanchini, insicura, instabile, a rischio caduta in ogni curva, fino all’apoteosi finale, quando le gambe proprio non ce la facevano più e solo l’istinto di sopravvivenza l’ha tenuta in piedi quando sembrava destinata a finire nelle reti a tutta velocità. Abbiamo avuto paura noi, figuriamoci mamma Giusi in tribuna: se ha evitato l’infarto stavolta vuol dire che ha un cuore fortissimo.
«Sono stata brava a non cadere e sono contenta per questo» dice Elena. E come darle torto? Sua sorella Nadia, la migliore delle nostre al decimo posto, 1“35 dalla Dorfmeister, è invece contenta perché alla prima Olimpiade un piazzamento così non è da buttare, tanto più se si va oltre e si nota che fra le prime 25 è la più giovane con i suoi 19 anni, o se si analizzano i vari intertempi della gara e si scopre che in molti tratti è stata una delle più veloci, addirittura seconda assoluta negli ultimi venti secondi, quando le gambe stavano per cedere e lei pregava solo che il traguardo arrivasse al più presto. «Ma sta Schild da dove è uscita?» dice buttando un occhio alla classifica e dimostrando di avere la testa giusta, perché va bene accontentarsi di un decimo posto all’esordio, ma gli obiettivi devono essere ben altri. Lucia Recchia, un po’ più in là, non fa invece nulla per nascondere la sua delusione, il 13° posto non è quello che si aspettava e da salvare, nella sua discesa c’è ben poco. «Ci riproverò in superG». Punto e a capo.
Meglio guardare avanti, per tutti, ma non per Isolde Kostner, la ex che ora fa la signora e si dice innanzi tutto felice di non essere in pista con gli sci ai piedi. «Perché dopo aver visto tutte quelle cadute non c’è proprio nulla da rimpiangere». La gravidanza prosegue alla grande, Isi sta bene e ha voglia di parlare. Il futuro delle sue ex compagne sembra starle molto a cuore, non per niente in questi giorni è stata vicina alla squadra dispensando consigli durante le sedute al video e rispondendo a tutte le domande di Elena Fanchini, che vuole fare suoi i segreti della discesista italiana più forte di tutti i tempi. Ma Isolde va anche oltre. «Oggi non è andata proprio bene e un motivo c’è, in questi ultimi anni, nonostante si sapesse benissimo che l’Olimpiade italiana era alle porte, non si è fatto nulla per curare al meglio tutti i piccoli particolari che fanno la differenza, che fanno vincere». Subito un esempio per cominciare: «Per chi fa discesa sarebbe molto importante fare qualche seduta nella galleria del vento, io ci sono stata solo una volta nel 2000 e ne ho tratto grandi vantaggi, capendo quale era la miglior posizione aerodinamica da adottare e mettendo a punto i materiali, le tute soprattutto. Ma la galleria del vento costa, e allora niente da fare, non ci si va. Sempre per problemi economici, in estate la trasferta in Sud America è stata fatta senza portarsi dietro cyclette e pali da gigante, troppo pesanti e quindi costosi come bagaglio extra sull’aereo. Risultato? Allenamento di gigante con i pali degli stranieri, quando loro hanno finito, al pomeriggio, quando la pista non è più nelle condizioni ideali».
Sfogo concluso? Nemmeno per idea: «Le sorelle Fanchini sono due talenti preziosi, chi ha la fortuna di trovarseli in casa non deve sprecarli. Elena oggi è scesa anche se non era in grande condizione, ma non critico la decisione di farla partire, anzi, è stata la scelta giusta, dovrebbe essere l’atleta a dire che non si sente di scendere, l’allenatore non può frenarla. Piuttosto, Elena e Nadia non hanno una cultura della preparazione atletica e quindi devono assolutamente imparare a costruirsela. Per questo non basta un allenatore che ti dica cosa devi fare, sei tu a doverlo sapere e a lavorare nel modo giusto. Quando sono arrivate in squadra non sapevano nemmeno cosa fosse il riscaldamento, non lo avevano mai fatto!».
«Quanti anni ha la Dorfmeister?» chiede Elena Fanchini, 20 anni. «32? Bene, vuol dire che di tempo per imparare ne ho ancora tantissimo».