Kounellis sulla scena dell’Isola Madre

Il protagonista dell’Arte povera da domenica sulla più grande delle Borromee

Elena Pontiggia

È uno scenario insolito quello dell'Isola Madre, la maggiore delle isole Borromeo, per una mostra di Kounellis, uno dei più famosi protagonisti dell'Arte Povera. Da domenica fino al 28 agosto l'isola sul lago Maggiore ospita infatti una serie di opere dell'artista greco, ideate e create apposta per l'occasione.
Diciamo insolito perché Kounellis ci ha abituato a un'arte aspra e inelegante, definita povera (l'aggettivo era mutuato dal Teatro Povero di Grotowski) appunto perché si serviva di materiali dimessi, presi direttamente dalla realtà della città moderna e industriale. Ora invece le sue installazioni trovano posto in uno dei luoghi più carichi di grazia e di incanto del Nord Italia. Il parco botanico dell'isola, tra l'altro, ricco di essenze rare provenienti dai paesi esotici, è abitato da famiglie di fagiani e pavoni che si aggirano tranquillamente tra i viali. E in questo stesso periodo si tiene una fiera dei tulipani di speciale splendore.
E' vero, però, che fra le caratteristiche della ricerca dell'artista greco c'è anche l'uso di materie vive, se così si può dire: spesso gli animali (cavalli, pappagalli) e le piante sono entrati a far parte della sua opera. «Animali, vegetali, minerali hanno fatto il loro ingresso nel mondo dell'arte» diceva appunto il manifesto dell'Arte Povera scritto da Germano Celant nel 1967. E anche l' isola-giardino diventa ora una quinta non inappropriata, anzi particolarmente suggestiva, per il suo lavoro.
Jannis Kounellis nasce al Pireo in Grecia nel 1936 e nel 1956 si trasferisce a Roma dove frequenta l'Accademia di Belle Arti. I ricordi della vita del porto di Atene lasciano una traccia nella sua ricerca. I sacchi di juta, pieni di carbone, di caffè o di altre cose che si vedono in alcune sue opere nascono dalla memoria delle merci caricate e scaricate al Pireo che vedeva da bambino.
Ma la memoria della classicità ritorna spesso nella sua arte. Kounellis riprende infatti alcuni elementi della tradizione classica o antica, rovesciandoli in un anti-classicismo materialistico, alchemico e drammatico, che però non dimentica le proprie origini. Come ha dichiarato lui esso: Nel bianco del pittore russo Malevic c'è del giallo, perché dietro c'è la memoria dell'oro bizantino. La drammaticità che c'è nel mio lavoro… è perché la memoria di Laocoonte è ancora viva».
Così anche la provocatoria esposizione di alcuni cavalli veri nella galleria L'Attico di Roma del 1967 (la mostra consisteva appunto in un gruppo di cavalli, portati negli ambienti algidi e inamidati di uno spazio espositivo) si può considerare una reinterpretazione del monumento equestre classico.
La modernità, insomma, come dimostra anche la rassegna dell'Isola Madre, è molto più antica di quanto non si creda.

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