Kovalainen, il finlandese simpatico: «E non sogno di guidare la Ferrari»

Sorride. E di per sé è già una notizia in questa F1 del terzo millennio, formula che ha messo da parte i gentlemen driver per far posto ai talentuosi mascelluti come Schumi, ai montanari asturiani come Alonso, agli ice-men come Raikkonen. Heikki Kovalainen, che per inciso è finlandese come il futuro pilota Ferrari, però sorride. «Ci contavo che la Renault mi promuovesse, ora non dovrò deluderli» dice prima di promettere «e ora, con i primi soldi veri, potrò costruire una casa sul lago a mamma e papà... Sa, la mia non è una famiglia ricca, tutt’altro».
Heikki ha 24 anni, patron Flavio Briatore, insieme con il proprio rinnovo biennale con la Renault, ha ufficializzato ieri anche l’ingaggio del ragazzo al posto di Alonso. Patron Briatore non sta facendo altro che ripetere quanto realizzato con successo con lo spagnolo: allevare un ragazzino prodigio, portarlo nella squadra test e poi promuoverlo accanto a un pilota d’esperienza. Per Alonso fu Trulli, per Kovalainen sarà Fisichella. Sempre un italiano di mezzo.
Kimi Raikkonen, il freddo, alla Ferrari; Kovalainen alla Renault: però lei è un finlandese simpatico.
«Mi fa piacere che la pensiate così, in fondo è il mio modo di essere. Però lo sapete bene che qui non conta questo, conta solo il tempo sul giro».
Però in F1 la parola d’ordine è non dare confidenza a nessuno, lei invece...
«Mi viene naturale. Però quando guido non sono per nulla simpatico. Sembriamo diversi, io e Kimi, ma mica tanto».
Che cos’è per lei la Ferrari?
«Solo un altro team, un team rivale, un team molto competitivo. E non sogno un giorno, come si dice spesso in F1, di andare alla Ferrari. La Renault è il mio team favorito, ha seguito tutta la mia carriera».
Briatore ha dato la prima chance a Schumi, poi ad Alonso, ora ha scelto lei.
«L’ho conosciuto nel 2002, quando correvo nelle serie minori Renault. Mi dà fiducia il fatto che in passato, con altri piloti, abbia avuto così successo. I suoi consigli sono molto importanti; in Flavio penso di aver trovato il miglior manager della F1».
Dicono che lei voglia imparare l’italiano: forse perché nonostante tutto, la Ferrari è sempre la Ferrari?
«No, perché così parlo meglio con Flavio. Mi scoccia sentirlo discutere con Fisichella o Fernando sempre in italiano e non capire nulla».
Rush finale, Renault contro Ferrari. Alonso ormai all’oscuro dei segreti tecnici perché nel 2007 sarà alla McLaren. Sente il peso di dover preparare al meglio la macchina per resistere all’attacco Ferrari?
«È un’extra pressione positiva. E vedo il team contento del mio lavoro».
Ha un idolo?
«No. Senna non l’ho mai visto correre. Ricordo Hakkinen, però in camera ho solo poster di auto da rally».
Lei in Renault, Nico Rosberg sulla Williams, Kubica in Bmw e in fondo gli stessi Raikkonen e Alonso, siete tutti piloti giovani.
«Sì, in effetti la F1 sta vivendo un cambio generazionale».
Fino a qualche ora fa era un uomo, un ragazzo normale: il suo stipendio da tester, soldi buoni ma non troppi. Ora tutto cambierà. Sa che pioveranno responsabilità e milioni?
«Al momento i soldi non sono così importanti eccezion fatta per la casa per i miei. La priorità era comunque riuscire a correre in F1 e ce l’ho fatta».
Vero, ma il nuovo contratto la trasforma in un piccolo Paperon de’ Paperoni (si vocifera 3 milioni di euro, ndr).
«Sì, ma non cambierà il mio stile di vita; la mia famiglia mi ha insegnato cosa conta, non ho bisogno di molto di più: non ho neppure un’auto. La verità è che sono troppo concentrato sulle corse».
Però ha già un elicottero.
«Ho solo la licenza».
Lo avrà presto.