Kristin Scott Thomas: addio ai film rosa ora scelgo Pirandello

L’attrice inglese protagonista di tante pellicole sentimentali è in scena a Londra in «Come tu mi vuoi»: «A teatro mi sento più utile che al cinema»

Aridea Fezzi Price

da Londra

Bellezza fragile, da purosangue nervoso, una determinazione d’acciaio dietro la maschera scostante, Kristin Scott Thomas ha appena terminato il film Chromophobia con Ralph Fiennes, una satira della Londra contemporanea diretta da Martha Fiennes. Ma negli ultimi tempi ha deciso di preferire il teatro. Le piace l’empatia con il pubblico, sentire epidermicamente l’effetto delle sue interpretazioni: «A teatro ho la sensazione di essere utile, di comunicare qualcosa, davanti alla cinepresa mai», dice. L’attrice ha dichiarato che la spinta alla carriera è la sua innata tristezza, il ricordo delle afflizioni di un’adolescenza di orfana. Il vero successo per lei non deve essere mediato dalla bellezza fisica, «nei film la bellezza è interamente costruita» spiega, ha detto. A quarantacinque anni ha perduto interesse per i ruoli romantici per privilegiare le complessità più gratificanti della mezza età. Eccola quindi nel ruolo di Elma, l’Ignota della pièce di Pirandello raramente allestita, Come tu mi vuoi, in scena al Playhouse Theatre nella riduzione inglese di Hugh Whitemore col titolo As you desires me (fino al 22 gennaio).
Nello stesso teatro due anni fa aveva riscosso un successo strepitoso nel ruolo di Masha nelle Tre sorelle di Cechov, a Parigi più recentemente ha interpretato Bérénice di Racine con una compagnia francese, il debutto in Pirandello era una scommessa, una sfida, non ultimo perché il tema dell’identità incerta, dell’illusione dell’io, lo sente molto suo. In questo allestimento diretto da Jonathan Kent la tela si alza sulla visione seducente di una diva anni Trenta alla Dietrich, fasciata in una sinuosa guaina di lustrini che canta a voce roca e spezzata in un cabaret di Berlino. Cinque minuti dopo, nell’appartamento dell’amante (eccellente Bob Hoskins nello scrittore Carl Salter) la sua voce è acuta, l’accento beffardo, i movimenti freddamente sensuali mentre si svincola dall’ossessiva gelosia dell’uomo che apertamente detesta e dalle petulanti avance della figlia di lui.
Donna di ghiaccio in superficie, ribalda nell’intimo, è questa la percezione di Kristin Scott Thomas che ha affascinato i registi. Da quando interpretò Il matrimonio di Lady Brenda, tratto dal libro più amaro e più personale di Evelyn Waugh, l’etichetta di attrice fredda e triste l’ha perseguitata nei film successivi, Destini incrociati con Harrison Ford, L’uomo che sussurrava ai cavalli con Robert Redford. Per la sua aria triste e fredda la Fox aveva detto di no a Minghella quando la scelse per Il paziente inglese, ma il regista si rivolse altrove e Kristin ebbe una nomination come migliore attrice.
Formale, distante, complessa, le sue qualità professionali sono elusive, perché la freddezza è solo esteriore, come è evidente nel modo in cui filtra, dirotta, controlla la sua appassionata personalità nel personaggio di Elma, la cui interpretazione di Greta Garbo per il cinema nel 1932 forse non è del tutto estranea all’impegno di Kristin Scott Thomas. Chi è in realtà l’Ignota? È la cantante del cabaret di Berlino o è Lucia, la moglie svanita nel nulla di un nobile italiano che per interesse o per amore continua a cercarla finché la trova. O non la trova? L’amnesia, l’inaffidabilità della memoria, nulla in Pirandello è ciò che sembra. Dal cinismo di Berlino all’eleganza dell’Italia, il tocco sapientemente leggero della regia e gli abili tagli del traduttore trasformano il sottile gioco pirandelliano dell’identità perduta, ritrovata e respinta in un attraente spettacolo da West End. Kristin Scott Thomas calza il ruolo a meraviglia, sempre in bilico fra illusione e realtà, la paura e l’angoscia rese leggere dal dubbio, ma la disperazione del disinganno di Lucia è come frenata da una certa freddezza che invece si scioglie nel privilegiato erotismo della cantante di Berlino. A teatro, come al cinema, Kristin Scott Thomas affascina, ma non commuove ancora.
Ultimamente ha fondato una casa di produzione, la Kst, e sta già preparando le sceneggiature di due romanzi inglesi contemporanei che adora. Da molti anni vive a Parigi, moglie di un medico famoso, tre bambini, per il pubblico inglese che per tradizione non ama la Francia, è una che se ne è andata, un’expatriate che ha scelto l’Europa, ma corrono a vederla a teatro, ad applaudirla perché dopo tutto è ancora una di loro, una grande attrice che non ha dimenticato l’accento inglese in tutte le sue varianti e sfumature.