La Kroes contro i «monopolisti» Nel mirino Ibm, Apple e Google

Soddisfatto l’ex commissario Monti: non accettò un accordo con Ballmer

da Milano

Mal comune mezzo gaudio. Secondo Microsoft da ieri molte società di software cominceranno a tremare vedendo il loro business minacciato dall’Antitrust Ue che si è conquistato ampi poteri, dopo la sentenza del tribunale, ed è dunque in grado di influenzare con le sue decisioni il mercato del software.
Per Microsoft, infatti, anche Apple, Google e Ibm godono di posizioni dominanti. Apple, a esempio, ha il 70 per cento del settore della musica digitale, Google il 70 e l’80 per cento in quello delle ricerche online, e in alcuni Paesi europei anche il 90 per cento, e Ibm qualcosa tra il 99 e il 100 per cento dei pc server in Europa e nel mondo. La guerra, insomma, è appena incominciata anche perché, secondo indiscrezioni, Google avrebbe già presentato un ricorso all’Antitrust Usa contro Microsoft per il sistema di ricerca interno di Windows Vista. Se i colossi del software tremano, per l’Ue si tratta di una grande vittoria. Se ne fa portavoce l’ex-commissario alla Concorrenza, Mario Monti, che diede avvio all’intervento contro la società di Bill Gates. «La sentenza di ieri dà ragione alla decisione di allora di respingere un accordo con la compagnia», ha spiegato Monti. L’ex commissario ha ricordato che prima della sua decisione del marzo 2004 il presidente di Microsoft, Steve Ballmer, gli fece visita a Bruxelles per offrirgli un accordo.
«Sebbene fossi molto tentato, non accettai - ha spiegato Monti -: acconsentire avrebbe significato per la Commissione europea perdere il controllo sui nuovi casi che si sarebbero potuti verificare in futuro». In effetti, oggi, dopo la sentenza l’Antitrust Ue è certamente più potente di prima. E il presidente Barroso è molto soddisfatto anche se il verdetto è destinato a far discutere. «Questa decisione - ha osservato Barroso - conferma l’obiettività e la credibilità della politica di concorrenza dell’Ue». Per l’attuale commissario Antitrust, l’olandese Neelie Kroes, «la Corte ha confermato una decisione cruciale della Commissione per dare ai consumatori più scelta sui mercati del software. La sentenza manda un chiaro segnale: le società superdominanti non possono abusare della propria posizione per danneggiare i consumatori e frenare l’innovazione».