Ksenia, la diva russa di Tornatore "Ora mi spoglio con la Bellucci"

L'attrice, lanciata da <em>La sconosciuta</em>, ha anche un ruolo comico accanto a Verdone in <em>Italians</em>. Al Festival di Locarno ha presentato <em>Yuriev den</em> in cui interpreta ancora una madre addolorata

Locarno - «Sto dalla parte della pace e, con Putin o senza Putin, il concetto di Grande Madre Russia mi piace», dice Ksenia Rappoport, la brava attrice di Leningrado classe 1974, che il pubblico italiano nel 2006 apprezzo nel thriller di Giuseppe Tornatore La sconosciuta, dov’era protagonista (David di Donatello) nel ruolo d’una madre ucraina ex-prostituta, decisa a riprendersi la figlia, data in adozione. Assumere una decisa posizione politica, riguardo al blitzkrieg russo in Georgia, questione che ha tenuto banco sullo scacchiere politico internazionale di questi giorni, mette in imbarazzo l’interprete, unghie laccate di nero come moda comanda e sguardo profondo in uno dei visi di donna più intensi, visti negli ultimi anni. Dopo l’exploit con Tornatore, che la scelse in silenzio, sulla scorta di una stessa vibrazione («all’epoca non parlavo una parola d’italiano, ci siamo solo guardati... mi sono dissolta dentro di lui: ci “sentivamo” allo stesso modo»), alla talentuosa attrice di prosa si è schiusa una carriera italiana. «Sto mangiando la fetta più buona della torta del cinema italiano: quella con la crema», sorride in modo franco, pensando ai film, di un certo tono, che nella prossima stagione ce la renderanno familiare. Intanto, eccola in competizione internazionale, a Locarno, ancora con un personaggio di madre russa, nel concentrato di magia Yuriev den, di Kirill Serebrennikov, il quale approva, senza se e senza ma, l’intervento russo in Georgia («La Russia era pacifica da tanti anni, ma alle provocazioni, si risponde»). In questa fiaba tra i ghiacci di un villaggio vicino a Mosca, la Rappoport incarna Lyuba («è diminutivo di Lyubov, che in russo significa “amore”, specifica lei), cantante d’opera, che per seguire la sua carriera internazionale, ha trascurato il figlio Andrej. E con questi, pronto a rimproverarle l’egoismo, andrà in vacanza a Yuriev, dove Lyuba è nata. «Scoprendo le mie radici russe, mi accorgo che, intorno a me, circolano alcolizzati e marginali, gente alienata, che prenderò a cuore. Trasformandomi nella madre di tutti loro, i diseredati. Il ruolo di madre dolente è nel mio karma: a scuola, la prima parte che mi assegnarono fu la mamma del brutto anatroccolo, da Andersen», riflette. In Yuriev den la si vede lavorare come inserviente all’ospedale, senza trucco, febbricitante: una vera «matrioska» dedita al proprio popolo. «Quando mio figlio scompare, capisco che mi resta solo l’anima. Io so che, quando perdo qualcosa, non è una punizione, ma un segnale: “attenzione,mi dico, sei troppo legata a quella cosa!”. Al mondo non c’è nulla di nostro: non si può dire, questa casa è mia, questo figlio, è mio... » si rabbuia l’attrice. Il pensiero corre al suo primo ruolo comico, che il regista Giovanni Veronesi le ha ritagliato in Italians, finito di girare. «Sono contenta d’aver imparato l’italiano, così posso ridere alle battute, in toscano, di Veronesi. Che m’ha preso per la parte di Vera, strampalata traduttrice dal russo, a metà tra Pippi Calzelunghe e Mary Poppins. Finite le riprese, con Carlo Verdone, avevo mal di pancia dal ridere!», racconta, lieta d’essere sdoganata dal ruolo di Mater dolorosa. In Italians la vedremo sprofondata in assurdi gonnelloni, con informi calze lunghe, lei che, sui palcoscenici russi, fa Giocasta o Antigone: comunque, madri temibili. A ottobre, al Festival Internazionale di Roma l’apprezzeremo come Sara, donna caliente dal look elegante e sexy, nella commedia sentimentale di Maria Sole Tognazzi L’uomo che ama. «Dirigo un albergo e lotto per il mio uomo, Pierfrancesco Favino: fare la donna-donna è nelle mie corde». Le scene di sesso bollente, dunque, non saranno appannaggio esclusivo di Monica Bellucci, l’altra protagonista di questo film, che esplora i sentimenti maschili, da un punto di vista femminile. «È forte, Maria Sole!», commenta. Come non bastasse, alla porta di Ksenia bussa La doppia ora, erigendo film horror dell’esordiente Giovanni Capotondi. «Mi vedrete piuttosto misteriosa, aggirarmi per Torino. E basta con le madri-coraggio!». È una promessa o una minaccia?