Kuntar, il simbolo del male che massacrò una famiglia

Si chiama Samir Kuntar, è in carcere da 29 anni, ma per pagare il suo conto dovrebbe scontare quattro ergastoli. Per gli israeliani è il volto dell'orrore. Hassan Nasrallah, il segretario generale di Hezbollah, stratega dei rapimenti e degli scambi di ostaggi, lo voleva indietro già nel 2004 quando restituì il «cattivo» colonnello Elhanan Tannenbaum, rapito nel 2000, e i corpi di altri tre soldati in cambio di 425 prigionieri arabi. Ariel Sharon giurò che l'avrebbe liberato solo in cambio d'informazioni sulla sorte di Ron Arad, l'aviatore scomparso. Ma ora è certo, Hezbollah non sa nulla dell'aviatore. Il baratto infame può dunque procedere e il terrorista Kuntar si trasforma nella posta principale per la restituzione di Eldad Regev ed Ehud Goldwasser, i due soldati rapiti e probabilmente uccisi già nel luglio 2006.
La saga nefasta di Samir Kuntar risale al 22 aprile 1979. Quella sera Samir Kuntar e tre suoi compagni hanno appena finito di stivare armi, munizioni ed esplosivi a bordo di un gommone ormeggiato sulle spiagge di Tiro, nel Sud del Libano. Il 17enne Samir è il più giovane, ma il più determinato del gruppo. I comandanti del «Fronte della Liberazione della Palestina» di Abu Abbas non l'hanno scelto a caso. È veloce con le armi, senza scrupoli e senza paura. Perfetto per una missione senza speranze a Naharia, la città israeliana sul Mediterraneo, dieci chilometri a sud del confine libanese. I quattro approdano verso mezzanotte, s'addentrano nella città assonnata. Un poliziotto li vede, s'insospettisce. Una raffica lo fulmina.
Samir Kuntar e i suoi si rifugiano al 61 di Jabotinsky street, sfondano la porta della famiglia Haran, entrano con i kalashnikov spianati. Danny Aran, 28 anni, li vede entrare, alza le mani, fa da scudo alla figlioletta Einat di 4 anni. Sua moglie Smadar resta in camera da letto, afferra Yael, la bimba di 2 anni, le mette una mano sulla bocca, la spinge sotto il letto, le affonda la testa nel seno per non farla strillare.
Samir Kuntar e i suoi intanto spingono Danny ed Einat verso la spiaggia. Ma la polizia gli è alle calcagna. Due terroristi cadono colpiti. Kuntar decide di vender cara la pelle. Prima spara in testa a papà Danny, poi afferra la testa di Einat, gliela sbatte sugli scogli. Finisce l'opera con il calcio del fucile. Fino a quando Einat non urla, non si lamenta, non respira più. Solo allora lui e il suo compagno s'arrendono, si salvano la vita. Ma nell'appartamento della famiglia Hadar l'orrore continua. Smadar non sente più sparare, molla la bocca della figlioletta, ma Yael non si muove, non parla. È morta anche lei soffocata, stritolata involontariamente nella stretta della madre terrorizzata. Di Smadar, di suo marito, di quelle due bimbe nessuno oggi si ricorda più. Samir Kuntar, invece è un simbolo. Per molti palestinesi e libanesi addirittura un eroe. Il primo a cercare di riaverlo fu Abu Abbas dirottando l'Achille Lauro. Ora Nasrallah è pronto a completare l'opera.