Kurdistan, il Pkk offre un "cessate il fuoco"

Otto militari turchi sono caduti nelle mani dei ribelli dopo la battaglia di ieri sul confine iracheno. Un comandante: "Stanno tutti bene". Erdogan: "Abbiamo già avuto troppa pazienza". Talabani: "Da stasera cessate il fuoco condizionato dei curdi". Il pressing degli Usa

Sirnak - Tre condizioni per il "cessate il fuoco". Il Pkk chiede che l’esercito turco interrompa gli attacchi contro le posizioni della guerriglia curda, che rinunci ai piani per un’incursione e che cerchi la pace. L’annuncio del presidente iracheno, Jalal Talabani, è venuto poche ore dopo che Tayyip Erdogan aveva dichiaratao che è "tempo di agire" contro i ribelli che operano al confine tra Irak e Turchia. Il premier turco ha detto che la pazienza di Ankara è agli sgoccioli e che il suo Paese ha tutto il diritto di difendersi.

L'ultimatum di Erdogan "Non abbiamo bisogno del permesso di nessuno" ha detto Erdogan al Times, accusando anche il governo iracheno di proteggere i guerriglieri e gli Usa di armarli. "In più occasioni abbiamo detto al presidente Bush quanto siamo sensibili su questa questione - ha detto il premier - senza tuttavia ottenere alcun risultato positivo. Se un Paese vicino offre riparo al terrorismo, il diritto internazionale ci riconosce delle prerogative e per esercitarle non abbiamo bisogno di aspettare il permesso di nessuno". L’azione militare, ha aggiunto, potrà essere evitata se gli americani e gli iracheni espelleranno il Pkk e chiuderanno i campi di addestramneto della guerriglia separatista.

No all'invasione, pressing Usa Il Dipartimento di Stato di Washington ha avviato "un pressing diplomatico a tutto campo" per convincere la Turchia a non invadere il nord dell’Irak, in un’offensiva contro i ribelli curdi del Pkk. Lo ha detto il portavoce del segretario di Stato Condoleezza Rice, Sean McCormack commentando l’escalation della tensione. 

Soldati rapiti Le forze armate turche hanno confermato che otto soldati turchi sono dispersi, lasciando intendere che essi potrebbero essere stati rapiti ieri a Hakkari durante l’attacco del Pkk e potrebbero essere quindi nelle mani dei ribelli separatisti curdi. Lo rende noto l’agenzia turca semiufficiale Anadolu. "Non riusciamo a stabilire un contatto con otto soldati dispersi" afferma un comunicato dello stato maggiore turco relativo agli eventi di ieri, dove hanno perso la vita 17 militari turchi ed un’altra ventina sono rimasti feriti. Lo stesso comunicato afferma che nello scontro di Hakkari e nella reazione successiva dei militari turchi, 34 ribelli del Pkk sono stati uccisi (due in più rispetto al bilancio comunicato ieri sera dagli stessi militari turchi).

Gli ostaggi stanno bene Gli otto soldati turchi dispersi dopo il blitz dei guerriglieri dl Pkk di domenica "sono in ostaggio nelle nostre mani". Lo ha detto un comandante militare dei ribelli, Bahoz Erdal, all’agenzia filo-curda Firat News: "Le loro condizioni di salute sono buone, uno di loro è rimasto ferito lievemente ma è curato dai nostri medici. Non abbiamo fatto e non faremo loro del male".

Movimenti Decine di veicoli militari turchi si stanno dirigendo verso il confine con l’Irak. Secondo quanto riferito da un reporter dell’agenzia stampa Ap si tratta di una cinquantina di veicoli, carichi di soldati e di armi, provenienti dalla città di Sirnak (sud-est dell’Anatolia) e diretti verso Uludere, al confine iracheno. Non è chiaro se il convoglio sia stato inviato a sostegno delle truppe impegnate nella difesa degli attacchi dei ribelli curdi sul suolo turco, oppure se Ankara si stia preparando ad un possibile intervento militare oltre confine, in territorio iracheno. Decine di migliaia di soldati turchi si trovano già nella zona.