Kurt Russell fanfarone senza fascino

Con «Grindhouse» Quentin Tarantino firma il suo film più noioso e deludente

Dove c’è cinefilia, raramente c’è innovazione. Con una storia alla maniera dei vecchi film di genere, che il regista vedeva da ragazzo nei cinema di quartiere, ambientata oggi (lo si deduca dai telefonini), ma con tutto il resto da anni Settanta, Quentin Tarantino firma con Grindhouse (cinema di quartiere, appunto) - A prova di morte il film meno riuscito d’una carriera fortunata. Se ne sono accorti anche negli Stati Uniti, dove il film, uscito unito a Il pianeta del terrore di Robert Rodriguez, ha incassato solo dodici milioni di dollari nel fine settimana d’uscita, il 6 aprile, contro sessanta di spese, pubblicità esclusa.
Il Festival di Cannes - dove Tarantino nel 1994 vinse la Palma d’oro con Pulp Fiction - ha messo in concorso Grindhouse, da solo e rimontato: poteva essere l’occasione del rilancio, ma separato dal film di Rodriguez, e allungato, il film stenta comunque: prolisso, sconnesso, incomprensibile, procede fra mille riferimenti e autoriferimenti: Grindhouse sarà A prova di morte, ma non di noia. Tarantino mostra che la sua vena è esaurita fin dal soggetto, una storia che si ripete: la prima volta Kurt Russell è un sicario (o un assassino seriale?) deciso a uccidere con l’auto un gruppo di volgari e moleste ragazze ad Austin, Texas; ci riesce e la fa franca, salvo qualche frattura, così un anno dopo, è ancora al volante, pur avendo provocato una strage andando contromano; ora però il suo personaggio è diverso: un fanfarone, un Gassman da Sorpasso, in fondo innocuo, che si espone alla vendetta di altre ragazze che ha molestato, volgari e moleste a loro volta. Unico svago per lo spettatore, contare quanti film vengono citati in quello che sta vedendo.

GRINDHOUSE - A PROVA DI MORTE di Quentin Tarantino (Usa, 2007), con Kurt Russell, Rosario Dawson. 127 minuti