Con la Kustermann il sesso è buonumore

da Roma

È dura parlare di sesso a teatro senza inciampare nel cattivo gusto e impantanarsi nella battuta crassa. Del resto quando c’è da richiamare l’applauso non si va tanto per il sottile in tempi di inflazione di comici usa e getta. E quando il genere è la «stand-up comedy», attore che interagisce col pubblico spesso e volentieri, il rischio è calcolato. Questo non succede nel caso di Arrivederci e grazie, ispirato testo scritto a due mani da Maurizio Costanzo ed Enrico Vaime per la regia di Giancarlo Nanni che ha debuttato l’altra sera al teatro Parioli di Roma.
La terza seduta della «terapia del buonumore», lanciata dal direttore artistico Costanzo, serve perlomeno nell’ora e mezzo in cui dura a riconciliare col «nuovo teatro» delle piccole cose di tutti i giorni, troppo spesso raccogliticcio e ruffianamente confezionato. Su scenografie in technicolor pastello anni settanta si muovono, a loro agio, la signora del teatro italiano Manuela Kustermann, ormai definitivamente bionda e senz’età e l’avvenente (e anche brava, che non guasta) Fanny Cadeo. Tutte colte dal male di vivere e da un’irresistibile voglia di fare outing per il bene dell’umanità. L’argomento scotta, come del resto le mise delle signore rigorosamente in rosso fiammeggiante, ed è «affumicato» dal jazz fine ’50 di Sonny Rollins. Una tavola sobria ma elegante, non c’è che dire.
Tra i cinque monologhi che si dividono le due attrici (ma ci sono anche uno spassoso Felice Leveratto rinchiuso nel video nel ruolo di presentatore di un delirante show e il «padre» Maurizio Lombardi), spiccano gli ultimi tre in un crescendo studiato a tavolino dagli autori. In La Madonna della Terrazza Martini una snob e svampita Kustermann rispolvera la seduta psicanalitica (era un po’ fuori moda) e siccome il dottore segue il metodo junghiano (si limita ad ascoltare) gli tocca sparlare e trincare da sola. Il dialogo è naturalmente tra sordi. Dal canto suo la Cadeo dà il meglio nel monologo che dà il titolo alla pièce Arrivederci e grazie nel quale affronta il problema dell’impotenza di un maschio insensibile e anche un po’ scemo. L’universo membro è messo alla berlina tra doppi sensi e massime devastanti «ma a che serve sto coso ciondolante che hanno gli uomini lì in mezzo?...». Alla fine in platea si contano gli applausi e le risate, non le parolacce per fortuna. Gustoso davvero.

ARRIVEDERCI E GRAZIE di Costanzo e Vaime, con Manuela Kustermann e Fanny Cadeo. Al Teatro Parioli di Roma fino al 4 novembre