Kustermann: sferzante assolo contro i bigotti di Hollywood

A Torino grande prova dell’attrice in «Loretta Strong» di Copi

Enrico Groppali

Negli anni ottanta un testo come Loretta Strong segnò il punto più alto e controverso della carriera di Raul Dumonte in arte Copi, l'estroso e graffiante autore argentino di stanza a Parigi che fece della propria diversità una bandiera giungendo al punto di mitizzare la propria agonia di malato terminale di Aids nella sua ultima opera Visita inopportuna. Copi che in Italia, come attore, interpretò una caustica edizione delle Serve di Genet accanto ad Adriana Asti e Manuela Kustermann, poco tempo dopo si esibì a Milano in questo monologo che è al tempo stesso una variazione sul tema della sua famosa «striscia» La donna seduta e un atto d'accusa contro il mito perbenista della Hollywood anni Quaranta. Adombrato nella persona e nel comportamento di Loretta Young, diva ipercattolica e iperconformista che, fuori dagli studios, andava in giro vestita da suora e si rifiutò sempre di ammettere di aver avuto una figlia illegittima da Clark Gable, conosciuto sul set del Richiamo della foresta. Naturalmente, nel suo copioncino striminzito ma allarmante, Copi che in scena, sotto una fulva parrucca degna di una Gilda da angiporto dialogava con un mostruoso topo meccanico, coltivava (e propagandava) temi, per l'epoca, inquietanti. Dal problema dell'identità alla distruzione atomica del pianeta, dall' alienazione dell'immagine femminile all'ossessione erotica. Oggi su questo testo interessante, ma inesorabilmente datato, Manuela Kustermann con l'aiuto determinante di una coppia di registi off limits come Virginio Liberti e Annalisa Bianco, ha costruito una delle sue performance più affascinanti. Ripiegata all'inizio in posizione fetale come un escluso di Thomas Bernhard, con una dizione a volte rallentata e a volte precipitata come in un incubo freudiano, Manuela torna con l'autorità di una protagonista di classe maturata da un uso rigoroso e inedito della vocalità a coniugare Copi con gli sconcertanti ritratti al vetriolo dello scandinavo Lars Noren concludendo il suo assolo strepitoso sotto il segno autolesionista di un iperrealismo che, nelle movenze allucinate e contorte cui informa il suo fisico androgino, ricorda figurativamente Segal e Giacometti. In uno spettacolo di rara intelligenza destinato a crescere e maturare nel tempo.

LORETTA STRONG - di Copi Con Manuela Kustermann. Torino, Cavallerizza, fino al 12 giugno.