Kusturica: «Premi ai film moderni Giordana? Neppure considerato»

Maurizio Cabona

da Cannes

L’assenza del film Quando sei nato non puoi più nasconderti di Marco Tullio Giordana dai premiati, parlava da sola. Parlava anche il silenzio dei giurati nella conferenza stampa di ieri. Ma qualcuno non ha colto la pietà in quel silenzio e ha voluto essere messo di fronte alla dura verità, gridando al presidente della giuria, quando già se n’andava: «E Giordana!? E Giordana!?». Irritato, sotto l’apparenza paziente anche per lo strepito, Emir Kusturica ha fatto una smorfia, seguita da un gesto sprezzante. «Quando sei stroncato non puoi più nasconderti».
Signor Kusturica, anche il sopravvalutato Van Sant esce deluso.
«Deluso? Certo, con Last Days ha rifatto quel che faceva Antonioni!».
Neanche Rodriguez se l’è cavata bene con Sin City.
«Il suo film è stato inferiore al fumetto di Miller».
Dal fondo verso le vette: Cronenberg, von Trier e Wenders.
«A History of Violence, Manderlay e Don’t Come Knocking sono tre film che avrei visto volentieri anche se non fossi stato giurato e hanno contribuito al buono, ma non eccezionale livello della selezione».
Continui.
«Sono film che un’altra giuria avrebbe potuto benissimo premiare».
La sua no. Perché?
«Il criterio che ci siamo dati...».
... O che lei ha fissato?
«Democrazia e cinema non sono sinonimi».
Il criterio, diceva...
«... È stato di premiare i film la cui modernità di linguaggio non tenesse lontano il pubblico».
Vale per Broken Flowers di Jim Jarmush e per Le tre sepolture di Melquiades Estrada di Tommy Lee Jones. Ma...
«L’Enfant dei Dardenne e Zona franca di Gitai sono più difficili, ma ne abbiamo valutato il lato estetico».
Agnès Varda, altra giurata, dice che è stato soprattutto lei a negare la palma d’oro a Broken Flowers.
«Dopo aver circoscritto i film che meritavano un esame in vista dei premi, ognuno ha esposto le sue opinioni».
Jarmush non gliela perdonerà.
«Non mi perdonerà il Gran premio della giuria!?».
Ma lui voleva la palma!
«I premi sono venuti da un compromesso».
Suona male.
«Non ci siamo impuntati sulle rispettive opinioni e abbiamo concluso di scegliere film di cui essere fieri».
Caso Tommy Lee Jones. Il premio è andato all’attore, ma con quello allo sceneggiatore Arriaga, è diretto al film.
«Penso anch’io che la sceneggiatura sia stata in origine un romanzo e che risenta di romanzi precedenti».
E allora?
«Mi piace, ci piace quel che esprime».
La Drina è per lei quello che il Rio Grande è per Tommy Lee Jones e Arriaga?
«In un certo senso. La mia Jugoslavia è stata a lungo isolata: sotto Tito, la musica russa era proibita, perché corrispondeva a Stalin; ma anche il rock era vietato, perché corrispondeva all’Occidente».
E il Messico?
«E allora cantavamo canzoni messicane e El Mariachi di Rodriguez è uno dei film che ho amato».
Dunque?
«Sono sempre stato con chi soffre, come con le persone che cercano di passare il confine a rischio della vita. E poi m’è piaciuta l’amicizia fra il personaggio di Jones e quello di Melquiades».
Chiudiamo con le donne. Il premio alla co-protagonista del film Zona franca di Amos Gitai, Hanna Laslo? Umilia la protagonista, Natalie Portman...
«C’era stata l’idea di Benoît Jacquot (altro giurato) di premiare le tre interpreti, ma non l’ha sostenuta abbastanza».

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