Kuwait, donne alle urne per la prima volta

Marta Ottaviani

In Kuwait ieri è stato il giorno delle donne. Per la prima volta nella storia del piccolo emirato il gentil sesso ha partecipato alle elezioni per scegliere i membri del nuovo parlamento, composto da 50 deputati. Le persone aventi diritto di voto sono 340mila su una popolazione di circa un milione di abitanti e c’è chi giura di aver visto decine di donne in coda ai seggi elettoriali ancora prima della loro apertura. Particolare non trascurabile, se si pensa che è proprio il gentil sesso ad avere più votanti, divisi per la precisione fra 195mila donne e 145mila uomini. Paradossalmente, dopo essere state escluse per decenni dalla vita politica del Paese, questa volta a decidere potrebbero essere proprio loro.
Le operazioni sono iniziate poco dopo le 7 ora italiana e si sono concluse alle 18, senza incidenti. Donne e uomini hanno votato in seggi separati. Gli analisti prevedono un’ampia vittoria dell’opposizione, formata da liberali e islamisti. Una consultazione elettorale che arriva in un momento particolarmente delicato per il Paese, dopo l’aspra battaglia politica, che lo scorso 21 maggio ha portato alle dimissioni del governo accusato di corruzione e che non ha risparmiato nemmeno la famiglia reale Al Sabah, che regna da 250 anni.
Donne alle urne, quindi, ma anche nelle liste dei candidati. Fra i 249 aspiranti deputati, 28 sono di sesso femminile. Un dato senza precedenti nella storia del piccolo emirato. La speranza delle elettrici è che almeno una conquisti il seggio all’interno dell’assemblea. Ma l’ottimismo, purtroppo, scarseggia, nonostante fra le candidate vi siano personalità come Rula Dashti e Nabila Al Anjari, che militano da anni nella società civile e che hanno preparato corposi programmi elettorali. Sono in molti a pensare che le quasi 200mila elettrici difficilmente daranno la propria preferenza a una donna, specie se si conta che molte si sono candidate in collegi che si trovano in aree molto tradizionaliste.
E c’è anche chi fa il furbo. Molti candidati maschi, infatti, noti fino a questo momento per la loro opposizione al riconoscimento del voto alle donne, si sono schierati a fianco delle loro aspiranti colleghe nella speranza di portare via loro i voti del gentil sesso.
Un avvenimento di portata senza dubbio storica, che ha mandato in frantumi, almeno sulla carta, tabù sociali vecchi di secoli. Anche le regole della campagna elettorale sono cambiate. Se prima il confronto fra i candidati si giocava nei diwaniya, club per soli uomini, questa volta sono scesi tutti per le strade. Persino ieri, alle elettrici che si recavano ai seggi, sono state offerte rose e bottiglie di acqua minerale con l’immagine delle candidate.
«Sento che sto per piangere dalla gioia perché è un momento storico per il Kuwait» ha detto Diaa Al-Saad, 55 anni, una delle prime che si è recata a votare. Adesso bisogna vedere quante donne decideranno di avvalersi di questo diritto. E soprattutto se faranno capire chiaramente ai loro uomini che, dopo avergli impedito per decenni la partecipazione alla vita politica del Paese, adesso non possono imporgli chi mandare in parlamento.