L’11 settembre torna nell’epica storia di Stone

Alessandra Miccinesi

Cinema in Festa anche per le star che non calcheranno il red carpet dell’Auditorium. Questo weekend, sullo schermo, la parte del leone spetta alla camaleontica Meryl Streep - look alla Crudelia De Mon e tacchi a stiletto - protagonista di Il diavolo veste Prada commedia al vetriolo di David Frankel che punta l’indice sul rutilante mondo della moda. Ispirato al besteller di Lauren Weisberg, stoica assistente di Anna Wintour (direttrice di Vogue America), il film narra l’odissea vissuta da una ragazza di provincia (Anne Hathaway), aspirante giornalista neo-assunta nella redazione della rivista glamour «Runaway», costretta a soddisfare capricci e manie di un direttore con la gonna: Miranda Pristley, donna dall’ego smisurato e un carattere davvero diabolico. Nel cast anche Stanley Tucci (in 25 sale).
Commozione e lacrime per una storia vera. Dopo la parentesi epica di Alexander Oliver Stone apre il delicato capitolo della cinematografia dedicata all’11 settembre con World Trade Center, cinemonumento alle vittime e agli eroici soccorritori dell’attentato del 2001. Il regista di Platoon prende, però, le distanze dalla politica e dal terrorismo per raccontare il crollo delle Torri Gemelle dal punto di vista dei sentimenti (coraggio, solidarietà). E lo fa usando i ricordi di due sopravvissuti, Will Jimeno e John McLoughlin, agenti del Dipartimento di Polizia di Port Authority che quel giorno rimasero sepolti per 24 ore sotto le macerie prima di essere salvati. Entrambi trovarono la forza di resistere al terrore parlando e incoraggiandosi a vicenda: sullo schermo li interpretano Nicolas Cage e Michael Pena (in 22 sale).
Anche l’arte può riscattare l’esistenza. È questo il messaggio forte di Born into brothels documentario vincitore dell’Oscar 2005, girato da Ross Kauffman e Zana Briski, che racconta la difficile condizione dei figli delle prostitute di Calcutta. Bimbi senza colpa, se non quella di essere nati in un quartiere a luci rosse; costretti a vivere nell’incuria e condannati allo stesso futuro delle madri. Nel tentativo di ridisegnare il destino di otto bambini, la Brinski ha puntato sull’arte: ha regalato una macchina fotografica ciascuno e ha chiesto ai ragazzi di liberare la loro fantasia fissando sulla pellicola qualche immagine. Il risultato? Sbalorditivo (Intrastevere, Politecnico).