«Con l’8 per mille nuovi impianti ai piccoli centri»

De Paoli e il calcioscandalo: «Brutta figura agli occhi del mondo. Anche il Coni è responsabile»

Marcello Di Dio

Vive i palazzi della politica da quasi un ventennio. Elidio De Paoli ha iniziato da pochi mesi la sua prima esperienza da sottosegretario al ministero dello Sport. Il leader della Lega per l’autonomia Alleanza Lombarda fa un primo bilancio.
De Paoli, il vostro lavoro in largo Chigi è iniziato in piena bufera di Calciopoli.
«La cosa non ci ha spaventato. Da settembre avvieremo grosse iniziative a supporto del mondo sportivo. La prova è il tavolo di lavoro che abbiamo aperto. Molte deleghe sono a livello regionale e quindi il ministero dovrà lavorare in piena sintonia con le varie rappresentanze istituzionali. Ma dopo il primo incontro, abbiamo notato grande disponibilità. La Melandri è una donna di polso, il mio collega Lolli è un professionista, io sono un battitore libero: c’è piena collaborazione».
Che idea si è fatto dello scandalo?
«Abbiamo fatto una bruttissima figura di fronte al mondo. Come cittadino mi sono sentito preso in giro. La truffa vera è il tipo di politica seguita dal nostro calcio, che ha fatto dell’imbroglio il suo principale traino. Poi il business, la borsa, questo gioco delle scatole cinesi che ha rovinato il pallone. Se guardiamo allo sport in Italia, posso dire tranquillamente che al 95 per cento è sano».
È l’anno zero del calcio?
«Non si parte mai dall’anno zero, il mondo sportivo ha una sua autonomia che è giusto rispettare. Penso che gli organi di giustizia abbiano fatto il loro dovere, anche se le sentenze sono state più leggere di quanto richiesto dall’accusa. Mi sembra strano però che il Coni sia esente da colpe. Credo che abbia grandi responsabilità, soprattutto nel controllo da esercitare su quanto accadeva nel calcio».
Uno dei primi problemi che il ministero ha affrontato è quello dei diritti tv per il calcio.
«Sì, è un tema importante al quale abbiamo subito rivolto la nostra attenzione. Spero che la “torta” venga divisa più equamente. Il nostro ministero è nato adesso, non è che con il nostro arrivo tutto possa cambiare di colpo. Diciamo che finora c’è stata la sottovalutazione di alcuni problemi e noi cercheremo di cambiare questo trend. Gli sportivi che busseranno alla nostra porta avranno delle risposte».
I fondi del ministero sono però scarsi, siete un dicastero senza portafoglio.
«Io sono abituato a programmare. Al momento non abbiamo entrate, ma se Prodi ci crede, potremo fare investimenti. Dunque, visto che l’attuale premier dice che Berlusconi ha tolto dei soldi, mi aspetto che li rimetta».
E a questo proposito lei ha fatto un paio di proposte a Prodi e al ministro Melandri?
«Sì, la prima è legata all’otto per mille destinato allo Stato. Ho chiesto che buona parte di quanto ricavato venga devoluta al nostro ministero. Più o meno una ventina di milioni l’anno, che servirà a garantire impianti sportivi ai comuni con una popolazione di non più di cinquemila abitanti. Realtà piccole, nelle quali è importante far crescere l’attività sportiva. La seconda è invece la creazione di un torneo del Mediterraneo per dilettanti che potrebbe diventare un momento di dialogo fra i vari Paesi».
Lei ha già combattuto la Sportass, l’ente assicurativo degli sportivi.
«Era una vera e propria truffa, non poteva avere l’esclusività, devo dare atto al governo Berlusconi di avermi ascoltato. E a settembre tratterò anche la questione Enpals e l’assurdo obbligo di sottoscrizione per i volontari dello sport».