L’8 settembre dei mussoliniani liguri

Paola Setti

Quando si sono accorti della data gli s’è gelato il sangue. Non sarà la stessa cosa, proprio no. Ma ieri è stato l’8 settembre dei mussoliniani. Dovuto, non solo ma anche, a un altro armistizio, quello di Alessandra Mussolini con la Casa delle Libertà. «Alternativa sociale non esiste più» recita la comunicazione ufficiale inviata da Mario Troviso, che fino a pochi giorni fa si autodefiniva dirigente provinciale e che da ieri è tornato a firmarsi esponente di Forza Nuova. Loro, l’esercito dell’Alessandra, magari non saranno abbandonati a se stessi, non una guida non una direttiva, come accadde all’esercito nel 1943. Per il momento, però, il consiglio è solo uno: «Gli elettori, i simpatizzanti, tutti i militanti dell’arcipelago della “Destra italiana” possono e devono fare riferimento solo ai singoli raggruppamenti politici: Forza Nuova, Azione sociale, Fronte nazionale sociale, Movimento sociale Fiamma tricolore».
Scandisce i toni, Troviso, perché a lui è capitato di venire richiamato dall’alto. Qualche giorno fa era comparso sul Giornale il suo nome affiancato ad Alternativa sociale. Gli hanno telefonato i vertici romani di Forza Nuova, per pregarlo di chiarire che Alternativa sociale non esiste più. «Non vedo il problema, Alternativa sociale era solo un cartello elettorale, tant’è vero che non esistevano dirigenti e organigrammi comuni» minimizza Angelo Riccobaldi il coordinatore regionale di Forza Nuova. In realtà, è un po’ come se la casa delle libertà dichiarasse forfait. I partiti che la compongono resterebbero in piedi, certo, ma non esisterebbe più la coalizione. Conferma Troviso: «Due partiti, la Fiamma e il Fronte nazionale, sono usciti dalla coalizione, che quindi non ha più senso di esistere». Usciti perché? «Motivi ideologici o problemi interni, ma la partita è tutta romana» spiega Troviso.
Sullo sfondo, le manovre di riavvicinamento di Alessandra Mussolini, la cui lista identificava Alternativa sociale, alle urne e nella politica quotidiana. L’incontro in Sardegna con il premier Silvio Berlusconi è noto. «Alessandra ne ha parlato subito anche con noi» esclude operazioni nell’ombra Riccobaldi. Il leader nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, non ne ha fatto un dramma. «ha detto ad Alessandra che un accordo con la Casa delle libertà si può fare, purché vangano rispettate cinque condizioni - illustra Riccobaldi -. Vogliamo che vengano dati 400 euro alle famiglie per ogni nuovo nato, che la Costituzione europea preveda il richiamo alle radici cristiane, che sia vietato l’ingresso della Turchia nell’Unione europea, che gli extracomunitari vengano rispediti nei loro Paesi d’origine senza neppure passare dai Centri di temporanea accoglienza, e che venga abolita la legge Scelba, quella che vieta la ricostituzione del partito fascista». Niente meno.
«Adesso restiamo in attesa delle risposte di Berlusconi» dice Riccobaldi. E come la mettiamo con Gianfranco Fini e An? «Magari vanno nel grande centro con l’Udc». E poi non è mica detto: «Vedremo alle prossime elezioni, potremmo anche ricreare Alternativa sociale o una formazione simile con una nuova sigla». È armistizio, ma l’Alessandra non è mica il generale Badoglio.