L’8 settembre di Romano: in Tir verso le primarie con falso voto agli stranieri

da Roma

La data della partenza vale un programma, l’8 settembre. Capita di giovedì, per fortuna, visto che sabato e domenica ai mezzi pesanti è interdetta la circolazione. La scarsa simpatia degli automobilisti verrà aggirata dall’eccentrico colore giallo, che o si ama o si odia. Romano Prodi parte per le sue primarie trionfali, almeno nelle previsioni, e la fantasia dei suoi consulenti non si distacca dal seminato. Se D’Annunzio aprì la strada con biplano e i volantini, se Mussolini mandò i manipoli in camion e predilesse il treno (ma non era propriamente una campagna elettorale), se lo stesso Prodi del ’96 scelse il pullman, Niki Grauso un ciuco sardo, Veltroni ancora un pullman, Berlusconi la «nave azzurra» e Rutelli l’«Ulivo express», con tanti piccoli ironici epigoni in barche a remi, caravan biciclette e metrò, ecco Prodi 2005 riproporsi in Tir di 15 metri, stile «Overland». Un lato apribile tipo salumeria ambulante, per comizi improvvisati all’autogrill o in piazze, si presume, abbastanza grandi.
La presenza a bordo del candidato numero uno unionista non è garantita al cento per cento durante le migliaia di chilometri previsti in lungo e largo per la Penisola. Facile immaginare che le tappe più lunghe e noiose possano essere affidate all’autista, con arrivo del leader in tempo per accogliere visitatori e simpatizzanti. Gli organizzatori però giurano che sì, Prodi ci sarà e non abbandonerà la nuova casa per tutta la durata del tour, eccezion fatta, si capisce, per la visita a New York dal 15 al 17 settembre, ospite di Clinton. In ogni caso, la scorribanda in Tir (davvero poco ecocompatibile) dovrà concludersi domenica 16 ottobre, storica giornata del voto per le prime primarie in grande stile.
Il comitato organizzatore, denominato «Primaria 2005» (anche sull’uso del singolare o del plurale pare si sia discusso), ha scelto per comprensibili motivi tecnici che il voto avvenga in una giornata unica, dalle 7 alle 22. Trattandosi di volontari (almeno tre per ognuno degli oltre 4mila seggi previsti), sarebbe stato davvero troppo impegnarli anche in una giornata lavorativa. Ma la novità vera è rappresentata dagli aventi diritto al voto. Tutti i cittadini in possesso di certificato elettorale che si presenteranno al seggio, ma non solo. Anche coloro che compiranno i diciotto anni entro l’11 maggio 2006, cui basterà presentare la carta di identità. E soprattutto i cittadini stranieri immigrati in Italia, che potranno presentare un certificato di residenza agli speciali seggi allestiti per loro (scelta comprensibile forse dal punto di vista organizzativo, meno da quello etico-politico). Tutti i votanti avranno l’obbligo di sottoscrivere un atto nel quale si dichiarano elettori del centrosinistra, Carta dei Valori compresa. Voto aperto anche per i cittadini italiani residenti all’estero, ma non si è ancora deciso se per corrispondenza o presso sedi di associazioni italiane.
La scelta di far votare anche gli immigrati è stata accolta con soddisfazione da gran parte dell’Unione. Il rivale numero uno di Prodi, Fausto Bertinotti, l’ha definita «una buona notizia per l’intero Paese perché parla del suo futuro». «Le primarie - ha spiegato - pare che inducano l’Unione a dare il meglio di sé». «Scelta lungimirante» per i Ds, mentre il terzo incomodo della sfida, il leader verde Alfonso Pecoraro Scanio, è certo che «quando saremo al governo daremo il voto agli immigrati regolari per le amministrative e faciliteremo anche la cittadinanza, per arrivare al voto per le Politiche».
Ma dopo i commenti tutti favorevoli al voto agli immigrati in serata arriva da Prodi una precisazione che farà certamente sbollire l’entusiasmo degli ultrà del melting pot elettorale. Gli immigrati voteranno - ha spiegato il Professore - ma, dato che non hanno diritto di voto oggi, saranno in un registro a parte, affinchè sia chiaro che essi sono solo un simbolo per il futuro e che non influenzano l'esito delle primarie».
Domani intanto Pecoraro presenterà ufficialmente la propria candidatura. Candidatura che, come per gli altri contendenti (Prodi, Bertinotti, Di Pietro e Mastella), dovrà essere sottoscritta da un minimo di 10mila fino a un massimo di 20mila elettori, raccolti in almeno dieci regioni. Gli eletti dei partiti dell’Unione certificheranno le firme raccolte nei banchetti. Un dipietrista certificherà le firme di Prodi? «Facciamo a fidasse», implorano gli organizzatori.