L’abbraccio di Cogoleto, fra solidarietà e indignazione

«Fin dall’inizio chiedevamo che vivesse col fratello»

da Cogoleto

«Questa è una comunità che oggi si ritrova dopo vicende drammatiche che abbiamo vissuto insieme». Così don Danilo Grillo, il parroco di Cogoleto, ha introdotto l’omelia di ieri mattina, interamente dedicata a Maria. Era la stessa celebrazione a cui la piccola partecipava ogni domenica, come chierichetto. Parole di disperazione ma anche di speranza, soprattutto dopo la preghiera collettiva e la fiaccolata di solidarietà, l’altra sera, nella cittadina ligure dove vivono i coniugi Giusto, la «mamma» e il «papà» della piccola. «Non è stato un funerale ma l’inizio di una storia: da qui nasce una pretesa di sapere dove è finita Maria. Noi non ci daremo pace fino a quando non sapremo dove è finita e come sta Vika». Al termine della messa, don Danilo ha invitato tutti i cittadini ad appendere alle finestre un telo bianco in segno di solidarietà verso la bimba. E fuori dalla chiesa rimane appeso un telo bianco con scritto: «Chi di voi ha sacrificato la vita di Maria? In nome di quale interesse?». La stessa domanda che, ieri, si ponevano le due «nonne» della piccola, presenti alla messa, a differenza dei coniugi Giusto. «Noi siamo disperati perché abbiamo paura che lei si senta tradita - racconta in lacrime Maria Elena Dagnino, madre di Chiara Bornacin - perché ce l’hanno portata via come fosse stata un delinquente, di notte». Per manifestare la loro rabbia e solidarietà nei confronti della famiglia, dopo il rimpatrio della bimba, sabato sera i cittadini di Cogoleto hanno organizzato una fiaccolata che ha attraversato tutto il paese. Ai partecipanti è stato consegnato un segno di lutto da mettere al braccio e poi il corteo, guidato dal sindaco, ha sfilato nelle strade e nelle piazze. Su tutti i negozi di Cogoleto sono stati affissi manifesti con la scritta «siamo indignati».
Intanto l’associazione Amici dei bambini ha annunciato di essere pronta ad azioni legali contro lo stato italiano: è allo studio in particolare un’azione di responsabilità civile per danni per aver negato il diritto alla difesa e altri diritti fondamentali che riguardano la minore. La Croce Rossa Italiana ha chiesto invece di incontrare la piccola Maria: «Se ci sarà consentito - ha detto il presidente Massimo Barra - una nostra delegazione sarà presto in Bielorussia».