L’abbraccio di tutti i milanesi a Clementina

L’intero quartiere si è raccolto davanti alla chiesa di Santa Francesca Romana e la giovane non ha trattenuto le lacrime

E alla fine, la festa. Passata la prima notte nella sua casa di via Jan, Clementina Cantoni riceve l’abbraccio del quartiere. Nella chiesa di Santa Francesca Romana, a seguire messa come tutti gli altri fedeli, poi a dividere una torta sul sagrato, stringendo mani, dispensando baci e sorrisi, ringraziando tutti. Normalità, o quasi, di una domenica mattina.
Le 10.30. Clementina esce di casa con papà Franco e mamma Germana. Camminata lunga un centinaio di metri, arriva in parrocchia. «Brava», «Bentornata». Il saluto della piazza. Timidamente e col sorriso risponde alla gente, cinquanta persone al momento, si infila in chiesa e si siede sulla panca in prima fila, ai piedi dell’altare. Inizia la messa, senza clamore.
Fuori. Passano i minuti e la piazza si riempie, fotografi di professione e occasionali, telefonate e attesa. Verso le 11 arrivano piatti, bicchieri e posate di carta, ancora qualche minuto e tocca a Pierluigi, il pasticcere di via San Gregorio. Dopo di lui la sua «creatura», un’enorme tora «meneghina» di cento chili con tanto di tricolore rosso-lampone, verde-kiwi, bianco-panna. Mercoledì, poi, altra sorpresa gastronomica. Tra le 18 e le 19, al concerto delle «mille chitarre», l’associazione dei panificatori e l’Ascobaires distribuiranno mille panini a forma di «C». La «C» di Clementina.
Dentro, di nuovo. Lettura del Vangelo, canti, comunione. Le 11.30, si conclude l’omelia di don Giorgio Riva con un saluto a Clementina, e l’applauso dei fedeli arriva fino sul sagrato. Iniziano i festeggiamenti.
Due ali di folla si dispongono all’ingresso della chiesa, si cerca di conquistare la postazione migliore. «Voglio salutarla», «Le devo dare un bacio», o «Almeno vederla». Alcuni erano ieri in via Jan per l’arrivo a casa di Clementina. Ma anche il popolo dei balconi è pronto. Questione di attimi, cresce l’aspettativa. Sfilano tutti i fedeli, per ultima esce Clementina. Ha un mazzo di fiori in mano, si ferma a salutare la gente che è in piazza per lei.
Sorride, si emoziona, si asciuga gli occhi quando vede la torta che le hanno preparato, non smette di ringraziare, è addirittura entusiasta quando le dicono che Florece Aubenas e il suo interprete Hussein Hanoun sono stati liberati. Finalmente liberi anche loro, la giornalista di Libération e la sua guida irachena. Liberi dopo 157 giorni di prigionia a Bagdad. E del resto, nel giorno del rilascio di Clementina, i genitori l’avevano detto: «Il nostro pensiero va a chi è ancora nella situazione di nostra figlia». E così è stato anche oggi. Altruismo e coerenza.
«Sono felicissima, adesso posso davvero festeggiare», sono le parole commosse di Clem. Che taglia la torta «...voglio dedicarla a Florence e al suo interprete, per me è una notizia bellissima». Poi torna a casa, scortata da un cordone di polizia che le apre la strada nella folla di giornalisti e passanti. Racconta ancora del sequestro: «Credevano che fossi americana, hanno capito che ero italiana solo quando hanno aperto la borsa e visto i documenti». «Se l’avessimo saputo - le hanno detto - non ti avremmo presa». Troppo tardi.
Ma già è storia di ieri. Oggi è di nuovo via Jan, di nuovo quel balcone. Si affacciano ancora, lei, la madre e il padre. Manca solo il fratello che è a Roma. Alzano i calici: «Brindiamo per Florence e Hussein». Rientrano in casa, si chiude la finestra. Finisce una domenica normale. O quasi.