L’Abi si divide sulle quote di Banca d’Italia

Presentate delle nuove stime sul valore di Via Nazionale: tenendo conto del fondo rischi si arriva a 30 miliardi

Mario Attanasio

da Milano

Prime crepe nel sistema bancario sulla cessione delle quote di Banca d’Italia. Le critiche alla posizione ufficiale assunta dall’Abi sono affiorate ieri, nel corso del comitato esecutivo dell’associazione che riunisce gli istituti di credito. Ad aprire il fuoco sarebbero stati «pezzi da novanta» del settore come Corrado Passera e Alessandro Profumo. Secondo le indiscrezioni i due avrebbero lamentato l’eccessiva enfasi posta dall’Abi sugli aspetti economici della vicenda. A metà settembre il Presidente dell'Abi Maurizio Sella aveva dichiarato in una conferenza stampa che l'uscita degli istituti di credito dal capitale di Bankitalia, così come prospettata dall'emendamento del Governo al disegno di legge sul risparmio, era da considerare come «un vero e proprio esproprio». E che il valore delle quote delle banche oscillava fra 14 e 23 miliardi di euro, contro gli 800 milioni previsti nel disegno di legge all'esame del Parlamento, ipotizzando anche un ricorso al Tar e una denuncia per incostituzionalità come estremi rimedi.
La riunione di ieri non prevedeva alcuna presa di posizione formale sulla vicenda. Ma gli amministratori delegati di Intesa e Unicredit avrebbero preso le distanze dalla linea scelta da Sella sottolineando che l'aspetto più delicato e importante della questione è «l'imprescindibile indipendenza» di Via Nazionale, argomento erroneamente lasciato in secondo piano, a giudizio dei top banker, un mese fa.
Le perplessità sono state sollevate proprio nel giorno in cui il numero uno dell’Abi ha illustrato ai vertici del sistema un aggiornamento delle valutazioni sul capitale di Bankitalia. Secondo gli analisti dell’associazione il valore delle quote in mano agli istituti schizzerebbe addirittura a 30 miliardi di euro, 7 miliardi in più rispetto alla precedente stima. A questa cifra si arriva aggiungendo ai 23 miliardi di settembre gli oltre 6 miliardi del fondo rischi generali di Via Nazionale, una somma che le banche non vorrebbero regalare alle casse dello Stato. Nessun commento sulle cifre da parte dei banchieri.
Secondo fonti del settore, Profumo avrebbe anche posto sul tavolo la necessità di una svolta nella tutela dell’immagine del sistema bancario. Tra i leader degli istituti di credito sembra crescere infatti l’insofferenza verso la continua pioggia di critiche contro il sistema creditizio, con accuse che vanno dalla scarsa concorrenza e trasparenza all'accusa di mantenere i prezzi dei conti correnti a livelli troppo alti.
Tra le ipotesi prospettate durante la riunione anche una possibile presa di posizione contro l'emendamento che ha introdotto la sterilizzazione del diritto di voto delle fondazioni sulle quote eccedenti il 30% del capitale.