L’abitudine a soffrire

Caro direttore, da molto tempo non scrivo in merito al Genoa. Lo faccio ora a «bocce ferme», cioè a campionato concluso, quando si possono fare delle considerazioni conclusive ed, eventualmente, dei processi. La squadra, ben gestita dal Presidente Preziosi che ha operato al meglio (dimenticando l’improprio impiego delle valigette e gli «intrallazzi» nella gestione del Copo), quest’anno, matricola di sere A, si è comportata bene. Ma non gridiamo al «miracolo». I giocatori («telaio» del campionato di serie B) rinforzati da elementi quale Borriello, il recuperato Criscito, Konko e Paro (che tutti ci hanno invidiato) non hanno che fatto il loro dovere, magari anche un pizzico di più. L’«obbiettivo salvezza» non era un miraggio in un contesto di squadricciattole provinciali (toscane e meridionali di ben scarso valore).
Ma troppi «Osanna» al vento quando la squadra venne a trovarsi in classifica quasi a ridosso del gruppo delle «prime» e ora all’ottavo posto non rappresentava un «miraggio». A questo punto i giocatori si sono sentiti dei «miracolati» ed hanno buttato «alle ortiche» tutto l’impegno e la voglia di continuare su questa strada. Non mi dilungo. Di questo ha già parlato meglio e più di me quel tale, sostenitore sampdoriano di nome Attilio Barisione. Puntualizzo solo: nelle ultime 4 gare (12 punti in palio) avevano come antagoniste due squadre di «coda» (poi retrocesse) una Lazio che avevamo battuto a Roma, l’Atalanta a Bergamo unico incontro difficilino. Ma, diciamo poco, almeno sei punti ci dovevano arrivare, qualche cosa di più anche. Insomma i giocatori, dopo aver entusiasmato, hanno voluto finire in «bruttezza»). La sfilata (in campo) dopo la terza sconfitta era, ovviamente, necessaria per salutare un pubblico affezionato. Ma dopo una cocente sconfitta (la terza)!!! risultava, piuttosto, incongruente e, dopo la quarta disfatta, tutti contenti e felici. La stampa, quasi con umorismo, piuttosto, maligna, ti titola «Il Genoa brinda» ed, ovviamente i «migliori se ne andranno»... Il Borriello che, poveretto, per quasi tutto il campionato ha rappresentato l’attacco al completo di questa squadra (19 reti) ora è ridotto a rinunciare alla qualifica di capo-cannoniere. La conclusione è che, invece di fare «il salto di qualità», nel prossimo campionato, ci si batterà sempre per la salvezza, raggiunta la quale, festini e «peanae di gioia».
Cari tifosi Genoani... come sempre avrete da soffrire... ma ci siete abituati...