L’Abkhazia abbandona la Georgia: «Da oggi siamo indipendenti»

Alla fine la firma è arrivata e la Polonia ha detto sì allo scudo spaziale: ieri il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski e il segretario di Stato americano Condoleezza Rice hanno messo tutto nero su bianco. Via libera dunque per la realizzazione della componente europea del sistema di difesa antimissili statunitense progettato per contrastare gli attacchi condotti con missili balistici intercontinentali da paesi come Iran e Corea del Nord.
Ci sono voluti quasi 18 mesi di negoziati, a tratti molto duri, affinché Polonia e Stati Uniti raggiungessero una soluzione accettabile. Già nel 2009 partiranno i lavori per la realizzazione di un complesso di lancio, che sorgerà nella base militare di Redzikovo, vicino al mar Baltico, dove saranno installati 10 missili antimissile, ospitati in silos. L’intero complesso avrà una superficie di circa 11.000 metri quadri e sarà operativo entro il 2012-13.
In cambio dell’“ospitalità” la Polonia ha chiesto e ottenuto investimenti, una formula di sicurezza rafforzata in caso di attacco militare e una batteria con cinque lanciatori per missili antimissile e antiaerei a breve raggio Patriot, che gli Usa sposteranno dalla Germania. Il secondo elemento del sistema statunitense è costituito da un grande radar (26 metri di diametro) per la guida degli intercettori che sarà installato nella Repubblica Ceca, a Brdy, in base a un accordo firmato fra Washington e Praga lo scorso 8 luglio.
Il sistema antimissile “europeo”, che comprenderà anche un radar mobile di precisione posizionato... dove necessario, difenderà gli Stati Uniti e buona parte del territorio europeo (Italia inclusa) nei confronti di un attacco limitato condotto con missili a lungo raggio. Infatti i 10 intercettori possono al massimo colpire altrettanti missili. Ecco perché le proteste della Russia, che considera lo spiegamento di radar e missili in Europa come una minaccia contro il proprio arsenale nucleare strategico, sono ingiustificate. Mosca peraltro ha assicurato pesanti e ancora non precisate ritorsioni, come ribadito dal presidente Dimitry Medvedev.
Il sistema antimissile europeo sarà collegato a quello statunitense (che è già operativo e comprende 21 intercettori in Alaska e 3 in California, che diventeranno in tutto 30 entro fine anno). In caso di attacco missilistico, appositi satelliti daranno l’allarme, poi una serie di radar determineranno la rotta, il tipo di missile in arrivo. Altri radar ne seguiranno la traiettoria e scopriranno eventuali “esche” destinate a ingannare le difese. Saranno quindi sparati i missili intercettori, destinati a distruggere il bersaglio colpendolo direttamente in volo, a una velocità di 24.000 km/h. Il tutto ad alta quota, mentre il bersaglio vola ancora nello spazio, a metà della sua traiettoria. Nelle prove i risultati ottenuti sono stati complessivamente positivi e gli Usa poi pensano di schierare altri sistemi, anche navali, per aumentare le capacità di neutralizzare un attacco nemico. Ma certo non un attacco come quello che Mosca può scatenare con le sue centinaia di missili.