L’Abruzzo dice grazie e boccia le proteste: sono soltanto ingrati

AIUTI A una famiglia con la figlia disabile data un’abitazione che ha pure la palestra

«Ma come fanno a lamentarsi? Dico io come fanno ad andare in piazza a prendersela col governo e con la Protezione civile? Se stiamo come stiamo adesso lo dobbiamo a tutta ’sta gente che ha lavorato bene e in fretta». Quella di Roberta Di Cola, 45 anni, di suo marito Pasquale, 53, commerciante, e dei loro figli Leonardo di 16 e Federico di 22 è la storia onesta e sincera di un dopo terremoto come tanti in queste terre sfregiate. Una storia vera, anche se somiglia a una favola, che ci racconta al secondo piano di una delle palazzine-tipo, edificate in tempi record, per dare un nuovo tetto agli sfollati.
Costruzioni di tre piani, che poggiano sulle famose piastre antisismiche, che allontaneranno per sempre il rischio di un nuovo incubo. Siamo a Coppito, e qui i Di Cola hanno ricominciato la loro nuova vita. Un pezzo della vita precedente, quel pezzo, è vero, che nessuno potrà più restituire loro, l’hanno lasciato nella casa che hanno perso, al civico 14 di via Castiglione, all’Aquila, ma adesso qui, nell’appartamento che hanno avuto, due bagni, due camere da letto, «una cucina che prende tutta una parete» e tre balconi, «si può davvero ripartire con serenità». «Questa casa per me, è un sogno. Abbiamo tutti i comfort. Per il riscaldamento c’è un impianto efficientissimo, ultramoderno. Dove abitavamo noi era centralizzato, ma sa, all’Aquila, quanta gente che adesso è in queste case, non l’ha mai avuto il riscaldamento? E quante persone stanno meglio adesso di prima? Potevano lasciarci nei container invece, non c’è nessuno che è stato abbandonato. Chi si lamenta dovrebbe vergognarsi. Anch’io spero che il centro dell’Aquila venga ricostruito, ma bisogna lasciar lavorare quelli che hanno lavorato fino adesso perché continuino a far bene e perché si muovano rispettando i tempi tecnici e la nostra sicurezza».
Dignità che merita il massimo rispetto, che respinge al mittente, il solito mittente, l’ironia da strapazzo. Si può far finta di non accorgersene, si può anche far finta di non saperlo. Ma la gente d’Abruzzo, gioviale e generosa, chiacchiera, racconta. Come Debora De Michele, responsabile di un supermercato all’Aquila che, per fortuna, è rimasto in piedi. Ma anche e soprattutto mamma di tre figli di cui l’ultima, di 20 mesi, strepita per richiamarla ai propri doveri, altro che intervista.
Quella di Debora, a Camarda, alle pendici del Gran Sasso, è davvero una piccola reggia: «Qui ci viviamo in sei perché c’è anche mio papà di 72 anni. Abbiamo quattro camere da letto, due bagni, cucina e salone. Certo, visto che i figli vanno a scuola all’Aquila, l’altra bambina fa la quinta elementare e il maschio la terza media, noi dobbiamo fare almeno una quarantina di chilometri ogni giorno tra andata e ritorno. È un piccolo disagio ma la tranquillità di questo posto lo vale. E poi quanti pendolari ci sono in Italia? E quanti pendolari hanno case molto meno belle di questa? Questo posto è stupendo. Abbiamo avuto le chiavi il 29 novembre e da allora abbiamo capito che dovevamo ricominciare a vivere anche se abbiamo perso la nostra casa nel centro storico di Coppito. Con le “carriolate” non si risolvono i problemi. Io non posso davvero capire chi ha rifiutato il contratto per queste case, chi non le ha accettate. È assurdo, cosa potevamo aspettarci di più?».
Dieci chilometri dall’Aquila, Pagliare di Sassa, un’altra delle nuove 19 aree di insediamento a prova di terremoto, che hanno ridato fiducia agli sfollati. È qui che vive Antonella D’Angelantonio, 54 anni, casalinga, col marito Vincenzo, agente di commercio e due figli di 28 e 29 anni. Salone, angolo cottura, due bagni, due camere. «Per favore non mi parli di contestazioni e di comitati. Io i comitati li detesto. Sono degli ingrati, chi getta fango sulla Protezione civile dovrebbe darsi una calmata. Qui nessuno ci ha mai abbandonato e io prego che Berlusconi continui a seguirci anche per la ricostruzione dell’Aquila. Noi abitavamo vicino al palazzo della Regione, adesso abbiamo un appartamento di cento metri quadrati e, soprattutto, grazie al cielo, possiamo dormire tranquilli. Hanno fatto un lavoro d’eccellenza. Ci sono le macerie da togliere, vero, ma diamo il tempo di lavorare a chi vuol lavorare, altro che proteste. La parte buona dell’Aquila è riconoscente al governo, alla Protezione civile. L’Italia deve sapere che la maggioranza degli aquilani la pensa come me».
Marco Busilacchio, 45 anni, lavora in una farmacia. Con la moglie Floriana ha trovato la sua nuova casa a Gignano, alle porte dell’Aquila. La coppia ha un problema in più, la piccola e dolcissima Nicole, una bimba di sette anni, disabile, che richiede un’assistenza particolare e costante. «Quando abbiamo fatto il colloquio per l’assegnazione - dice Marco - l’abbiamo fatto presente e non c’è stato bisogno di aggiungere altro. Ci hanno dato questo bellissimo appartamento con una stanza in più che abbiamo adibito a palestra dove Nicole può lavorare con la fisioterapista. È straordinario. Altro che protestare e farsi fomentare da quattro scalmanati, come stanno facendo alcuni miei concittadini».
GVil