L’ABRUZZO AL PDL

nostro inviato a Pescara

Hanno atteso la chiusura dei seggi e dopo un paio d'ore gli hanno notificato un'ordinanza d'arresto. Ai domiciliari. La giornata terribile del Pd abruzzese non s'è conclusa con la debacle elettorale bensì con una misura restrittiva nei confronti di un pezzo grosso del partito di Veltroni: il sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso. Pesantissime le accuse nei confronti del primo cittadino. Si va dalla corruzione all'associazione per delinquere. Stessa misura per un collaboratore del sindaco, Guido D'Ezio, e per un imprenditore locale, De Cesaris, gestore di servizi cimiteriali, entrambi già indagati in un'inchiesta che prometteva sfracelli all'interno del Comune della città di Gabriele D'Annunzio.
Mesi fa al sindaco D'Alfonso, segretario regionale del Pd, era stato recapitato un avviso di garanzia con ipotesi di reato che riguardavano due diverse inchieste, contestualmente alla perquisizione della sua abitazione e dei suoi uffici.I filoni di indagine puntavano su una presunta richiesta di denaro a determinate aziende in cambio di atti amministrativi favorevoli nonché la possibilità di accedere alle casse del Comune per spese elettorali oltreché a iniziative relative ai cosiddetti «Amici del Pescara Calcio», società sportiva sull'orlo del baratro.
Gli inquirenti si sono soffermati a lungo anche sulle modalità di assunzione del collaboratore del sindaco, come dirigente del settore patrimonio, attraverso un concorso presumibilmente «addomesticato». Ma è la strada che porta alla gestione del cimitero di Pescara, e agli strettissimi rapporti con la ditta Fidia di Angelo De Cesaris, la più battuta dalla procura. Nel pc del dirigente la polizia avrebbe trovato elementi comprovanti una serie di irregolarità tutte convergenti su De Cesaris.
Le indagini si sono anche allargate all'appalto del Ponte del Mare dove compare ancora De Cesaris, poiché il contratto d'appalto per la realizzazione del ponte è stato controfirmato dai rappresentanti della MosPeCa, un'Ati nella quale risulta l'imprenditore che aveva l'esclusiva sul caro estinto. L'Appaltone era stato oggetto di violente polemiche da parte del Centrodestra che aveva denunciato gravi anomalie in una procedura d'affidamento dove il Comune era stato estromesso. Anche gli ordini professionali di Ingegneri e Architetti s'erano rivolti ai magistrati chiedendo un po' d'attenzione sugli affidamenti senza gara degli incarichi tecnici.
Nei confronti della Fidia di De Cesaris si erano mossi anche i sindacati di base. Il Cobas, in particolare, aveva presentato un dettagliato esposto all’autorità giudiziaria nel quale sottolineava, uno per uno, i rapporto privilegiati tra Comune e la società di De Cesaris che si era aggiudicata gli appalti cimiteriali del «San Silvestro» e di «Colli Madonna» che «in solo 6 anni – scrivevano nella denuncia – avrebbero garantito un introito secco per la Fidia di quasi 9 milioni di euro».