«L’abuso di antivirali può aiutare il virus a diventare più forte»

L’avvertimento dei medici: inutile fare scorte ora. L’utilizzo fai-da-te può risultare più dannoso che utile. Il ministro Storace: «L’allarmismo non serve a niente»

Elena Jemmallo

da Milano

«L'assalto alle farmacie a caccia degli introvabili antivirali è inutile». Anzi, l’utilizzo fai-da-te di farmaci potrebbe anche «aiutare» la diffusione del virus. L’invito a non creare panico arriva dal ministro della Salute Francesco Storace, ma i virologi aggiungono anche questo avvertimento: non fate la fila davanti alla farmacia per fare scorta, perché l’uso improprio di antivirali potrebbe dar luogo a farmacoresistenza. Il timore degli addetti ai lavori è che l’allarmismo creato in questi giorni possa portare ad una somministrazione indiscriminata degli antivirali, ottenendo l’effetto opposto: ossia bloccare l’efficacia del farmaco nel momento dell’eventuale bisogno.
E anche nel caso in cui dovesse verificarsi la tanto paventata pandemia influenzale umana, i farmaci servirebbero comunque a poco. O meglio, verrebbero utilizzati solo per «tamponare» la situazione in attesa del vaccino, che, invece, funzionerebbe come killer sicuro contro il virus dell’aviaria.
Non a caso Francesco Storace ha annunciato di aver stanziato 50 milioni per acquistare farmaci antivirali, ha allertato 350mila medici di famiglia e ha aperto la procedura per assumere nuovi veterinari. «Il governo - ha spiegato Storace mentre si trovava all'Istituto zooprofilattico di Legnaro, in provincia di Padova - non lesinerà le proprie risorse per fronteggiare il rischio di una pandemia, ma, per favore: niente allarmismi. Prima bisogna acquisire la certezza che siano i farmaci giusti. Correre a comprare antivirali oggi è inopportuno».
Da sciogliere, per esempio, è il giallo dei presunti deficit di efficacia del Tamiflu, denunciati dall’autorevole Nature. Lo studio pubblicato sulla rivista afferma che un ceppo del virus non è sensibile al farmaco. «Lasciano un po’ perplessi queste notizie, che vanno verificate perché si tratta paradossalmente del farmaco che costa meno e non vorrei che fosse quella una delle motivazioni. E poi il sospetto che il virus sia passato da uomo a uomo come viene avanzato dallo studio dei ricercatori giapponesi - ha proseguito il ministro - mi lascia dubbioso: sarei molto più prudente nell'affermare certe cose». E dubbiosi lo sono anche i medici. Come spiega Ferdinando Diansani, virologo dell’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma: «Le modalità di contagio dell'uomo finora verificatesi, ovvero per contatto diretto con l'animale infetto o in rarissimi casi da persona a persona - ha spiegato l'esperto - sono tali per cui il virus si comporta nell'uomo come nel pollo; è, cioè, molto più invasivo nell'organismo di quanto non lo sia un virus influenzale umano. Per questo - ha proseguito - il farmaco potrebbe risultare meno efficace, dal momento che il «bersaglio» da colpire è molto più esteso e aggressivo rispetto a quello per cui il farmaco è calibrato». In caso di pandemia influenzale, ha spiegato Diansani, «i farmaci non sarebbero in grado di arginare del tutto la minaccia. I farmaci antivirali agiscono, infatti, su un enzima virale che risulta importante in relazione all'ingresso e alla liberazione del virus, ma non ne impediscono del tutto la replicazione. Il loro utilizzo nella popolazione si rivelerebbe dunque più utile - ha proseguito il virologo - per il trattamento precoce e nella fase iniziale dell'epidemia umana, ma avrebbe un'efficacia relativa a pandemia ormai iniziata».
È della stessa opinione anche Walter Pasini, direttore del centro Oms per la Medicina del turismo: «Il virus dell’influenza aviaria non è ancora mutato verso una forma in grado di infettare la popolazione». Ma se così fosse, «non c’è la certezza che gli antivirali funzionino contro il virus mutato». Tuttavia, spiega Pasini, «servirà a ridurre la sintomatologia».
Nell’ipotesi meno auspicabile, ecco che cosa accadrebbe. All’inizio l’influenza colpisce qualche caso isolato, che verrebbe curato con gli antivirali già immagazzinati. Dopo circa sei mesi la pandemia si presenta in forma massiccia. A partire dall’annuncio dell’Oms servono circa 4 mesi per mettere a punto il vaccino. Nell’attesa, per arginare la situazione, si utilizzerebbero gli antivirali, che hanno la funzione di attenuare la malattia. Ma questo, comunque, non è un buon motivo per dare la caccia, ora, ai farmaci antivirali, che sono tanto costosi quanto introvabili. Walter Pasini ne indica due: oltre al Tamiflu, che in Italia per ora non c’è, il Relenza, prodotto dalla Glaxo Wellcome.