L’Accademia di danza fa rinascere l’«Excelsior»

Lo spettacolo di fine anno è il ballo che a fine Ottocento divenne il manifesto del progresso italiano

«Una festa del pensiero». È così che i critici, dopo il debutto milanese al teatro della Scala nel 1881, commentarono il ballo «Excelsior», realizzato secondo la formula del «gran ballo italiano» su coreografia di Luigi Manzotti e musica di Romualdo Marenco. Dal 25 al 28 giugno, l’opera torna in scena, nella versione coreografica di Ugo Dell’Ara, grazie all’Accademia Nazionale di Danza, che, insieme ad un altro successo di Manzotti, «Amor», l’ha scelta come spettacolo di fine anno e la eseguirà al Teatro all’Aperto, in largo Arrigo VII.
«Excelsior» nasce come trasposizione danzata del «Trionfo della Civiltà» - non a caso sottotitolo dell’opera - in un susseguirsi di allegorie che celebrano le grandi invenzioni del secolo, ma, soprattutto, valori fondamentali come la solidarietà e la fratellanza tra i popoli. Dal battello a vapore alla pila, dal telegrafo alla lampadina, ogni quadro illustra la vittoria della «luce» sull’inciviltà, ponendo così le basi per una vita migliore e l’avvento di una comunità culturale e sociale in inarrestabile sviluppo.
Un vero cult-ballet, che fu esportato in tutto il mondo, dalla Francia al Sud America, per raccontare le basi ideologico-sentimentali dell’italianità e la sua fiducia nel futuro. Così, è sulle punte che il bene vince sul male, la scienza sull’arretratezza culturale, il patriottismo sull’oscurantismo. E la libertà sulla schiavitù. È il progresso, infatti, fondato sul rispetto, a garantire la libertà e la fortuna di tutti i popoli.
L’Accademia Nazionale di Danza propone una fedele ricostruzione del ballo, che si avvale anche di costumi rifatti sugli originali di Calandra, ma punta l’attenzione sull’attualità dei «buoni sentimenti». Dopo «Excelsior», Manzotti si dedicò alla scrittura di «Amor», di cui compose libretto e coreografia, nel tentativo di dare corpo e movimento all’universalità dell’amore espressa da Dante Alighieri nel verso «l’Amor che move il sol e l’altre stelle». Decisamente mastodontico nella messa in scena - erano previsti oltre seicento persone, cavalli, buoi e un elefante - il ballo debuttò nel 1886 a Milano ottenendo un ottimo riscontro di pubblico e di critica - tra i suoi entusiasti sostenitori, il giovane Giacomo Puccini - ma proprio le sue dimensioni ne resero difficile la ripresa, sia in Italia che all’estero. Quella proposta all’Accademia è però una versione «snellita» e attualizzata, grazie alla rivisitazione coreografica di Adriana Borriello e Giannandrea Poesio. «Abbiamo voluto proporre una rilettura dello spettacolo - spiega Adriana Borriello - in una mescolanza di antico e di moderno che mantiene il messaggio originale dell’amore come forza unificatrice e strumento che eleva all’arte».
Sull’uso del linguaggio espressivo dell’epoca, incluse le varianti di Enrico Cecchetti, si fonda una versione più moderna e minimal, che celebra la tradizione del balletto italiano ma guarda anche alla sua attualità. Obiettivo dell’Accademia è, infatti, conservare la memoria, classicamente intesa come madre di tutte le muse, per proiettarsi in un futuro che dia un nuovo slancio al balletto e ai ballerini italiani. L’ingresso agli spettacoli è gratuito.