L’accordo con l’Idv indigesto a sinistra

da Roma

Antonio Di Pietro è davvero un peso massimo e il suo «apparentamento» con il Partito democratico voluto da Walter Veltroni risulta indigesto per molti dentro al partito. Anche perché ai radicali e a Marco Pannella per ora è stata chiusa la porta in faccia. È stata Emma Bonino a spiegare al termine dell’incontro che loro vorrebbero una coalizione con il Pd ma che «l’idea di Veltroni è diversa», anche se resta comunque in piedi l’ipotesi di una controproposta. Il sì a Di Pietro affiancato al no ai radicali lascia di stucco il senatore Antonio Polito. «Così facendo si afferma che la cultura politica del nuovo partito si sente più vicina al giustizialismo dell’ex magistrato che al liberalismo dei radicali e dei socialisti - osserva Polito -. Oltretutto il partito di Di Pietro è un partito personale che già alle passate elezioni non andò tanto per il sottile nella scelta dei candidati e che creò al Senato non poche turbolenze nella maggioranza, soprattutto sui temi della giustizia». Polito infine ammonisce Veltroni: «Se anche il Pd vincesse le elezioni, per governare avrebbe bisogno dei parlamentari eletti con Di Pietro, con buona pace della vocazione maggioritaria».
La scelta di Veltroni lascia di stucco i suoi vecchi amici che hanno scelto altre vie, come quella del partito socialista al quale comunque il Pd ha sbarrato la strada. Gavino Angius, Ps, trova «incredibile la decisione del gruppo dirigente del Partito democratico di allearsi con l’Italia dei valori e non con i socialisti». Angius giudica inconcepibile riconoscere «uno status, una dignità politica, un’alleanza all’Italia dei valori», negando tutto questo invece «al partito socialista». Un atteggiamento, conclude, che «dovrà essere spiegato all’opinione pubblica italiana». L’accordo tra Pd e Idv non piace neppure al capogruppo della Sinistra democratica al Senato, Cesare Salvi. Evidentemente, osserva «il Pd è preoccupato dai numeri visto che rimane sul 30 per cento e forse capiscono che la scelta non è stata felice; la seconda è che la discriminazione è solo con la sinistra, con i radicali e i socialisti. Quindi è un partito che va sempre più verso destra».
I commenti sull’apparentamento non sono teneri nemmeno da parte del centrodestra. «Veltroni getta la maschera: scacciando i socialisti di Boselli e i radicali e imbarcando Di Pietro mostra come la sua e quella del Pd sia una mera operazione di facciata» accusa il senatore di Alleanza nazionale Altero Matteoli.