Dopo l’accordo di Palazzo Chigi si spacca il fronte dei valsusini che si oppongono alla realizzazione della linea ad alta velocità tra il Piemonte e Lione I duri anti Tav sfidano i sindaci: «Marcia a Torino» I rappresentanti degli enti locali propongo

Chiamparino: «No alla sfilata, rischio di violenze». I Verdi: «Vietarla sarebbe una provocazione»

Stefano Filippi

nostro inviato a Torino

Tiene duro Antonio Ferrentino, il capo del fronte no-Tav. Non voleva la grande manifestazione di sabato a Torino, si era attirato i fischi della sua gente, ma alla fine non ha ceduto alle pressioni: il corteo verrà trasformato in un «happening» senza sfilate per le strade del centro, confinato all’estrema periferia nordovest nel parco della Pellerina. Una «kermesse culturale», la chiamano, perché vi dovrebbero partecipare lo scrittore Dario Fo, il comico Beppe Grillo e l’attore Marco Paolini. Ma i comitati dei valligiani non ci stanno, non gli interessa passare un pomeriggio prenatalizio in piedi al freddo in una specie di riserva indiana. Vogliono marciare nel cuore della città sabauda. E così anche gli autonomi, gli squatter, Rifondazione e i Verdi. Il rischio di infiltrazioni di frange violente per loro non esiste: «Siamo grandi, siamo vaccinati, sappiamo isolare i teppisti», hanno ripetuto domenica nell’infuocata assemblea di Bussoleno.
Il solco tra i movimenti no-Tav e i sindaci che finora li hanno rappresentati si approfondisce ancora, dopo le incrinature dell’altro giorno. È una frattura grave. Ferrentino, presidente della Comunità montana Bassa Val Susa, difende il ruolo istituzionale suo e dei colleghi sindaci ma la popolazione e i movimenti non ne vogliono sapere. Gli animi sono esasperati, nessuno riesce ad allentare le tensioni della gente, nemmeno il fatto che i presìdi di polizia siano stati cancellati, o che le trivellazioni esplorative di Venaus non cominceranno prima di maggio. Ai valligiani interessano poco i tavoli istituzionali, le mediazioni, le ragioni altrui. Vogliono marciare su Torino e marceranno. Se Ferrentino dice che la Comunità montana non è in grado di coordinare nulla, alzano le spalle e si organizzano da soli.
Così, è probabile che sabato le manifestazioni siano due, quella benedetta dai sindaci alla Pellerina e quella «autonoma» che cercherà di spingersi in centro. Sergio Chiamparino, sindaco di Torino che da giorni mette in guardia dai pericoli di una manifestazione all’interno della zona a traffico limitato, ha detto ieri di aver parlato con il ministro dell’Interno Beppe Pisanu e con il prefetto Goffredo Sottile, e di averli trovati entrambi d’accordo con lui sul divieto. «Manca una settimana a Natale - ha spiegato il primo cittadino - anche gli scioperi dei servizi pubblici sono vietati, figurarsi i cortei nelle strade addobbate e piene di gente. Molte piazze del centro sono inagibili a causa dei lavori per le Olimpiadi. E poi queste manifestazioni non sono così controllabili: non voglio dire che tutti i partecipanti siano agitatori, ma il rischio che frange violente si infiltrino tra la gente della Val di Susa è indubbiamente elevato. Chi vuole manifestare, lo faccia fuori dal centro e lontano dai luoghi olimpici, sempre che le autorità siano d’accordo».
Ieri sono continuate a piovere reazioni positive sull’ipotesi di accordo proposta sabato dal governo e accettata da Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino ma respinta in Valsusa. Da Francesco Rutelli a Luca di Montezemolo, da Antonio Di Pietro a Vannino Chiti, si applaude alla ripresa del dialogo. Anche Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente e deputato della Margherita, invita a evitare «una manifestazione che si svolge contro il volere dei sindaci interessati con il rischio di incidenti». Ma un altro ecologista, il deputato verde Paolo Cento, ribatte che vietare il corteo sarebbe «un atto provocatorio» e Paolo Ferrero (Rifondazione) aggiunge: «Il movimento contro la Tav può decidere in maniera autonoma e indipendente. Se Chiamparino dovesse vietare la manifestazione, avrebbe il solo effetto di aumentare il clima di contestazione».
Anche il consiglio comunale di Torino ieri sera si è occupato della vicenda Tav discutendo una serie di ordini del giorno. Chiamparino ha ripetuto di essere favorevole all’Alta velocità e al protocollo di Palazzo Chigi, ma le opposizioni (centrodestra e Rifondazione) l’hanno duramente attaccato perché le sue comunicazioni non sono giunte spontanee, ma in risposta a una serie di mozioni. L’accusa al sindaco è di parlare largamente con i giornali ma di tacere in Consiglio, la sede istituzionale.