L’accusa di Cossutta al Pdci: troppi intrusi fra i candidati

Il presidente contro la linea del partito, che ha escluso dalle liste sua figlia Maura e il fedelissimo Pagliarulo: «La discriminazione è un errore, nessuno riuscirà a farmi tacere»

Roberto Scafuri

da Roma

Quella vecchia bandiera rossa, falce e martello, sventolatagli sotto il naso da un anziano militante. La Casa della cultura di Milano zeppa di compagni, come ai tempi che furono. È mancato poco che persino lui, il «vecchio presidente», finisse travolto dall’onda delle emozioni trattenute per una vita. Forse, come hanno intuito i presenti, Armando Cossutta ha davvero risospinto giù il groppo che gli afferrava la gola. C’è dentro di tutto, nella sua storia di «combattente» orgoglioso, perfino la Nemesi. Il destino beffardo che gli sottrae un’altra sua creatura politica, che ne fa una vittima d’epurazione, che cancella con un tratto di penna il futuro parlamentare della figlia Maura e dell’ultimo dei suoi fedelissimi, Gianfranco Pagliarulo, già «mago» dei manifesti politici.
Non c’era offesa, forse mestizia, in quella falce e martello finita davanti al naso dell’Armando mentre si apprestava a dire come la vede lui la politica, oggi che tutto sembra crollargli attorno, che il partito è nelle salde mani di due quarantenni «patricidi», Oliviero Diliberto e Marco Rizzo. Si definisce «molto amareggiato non per le esclusioni ma per le inclusioni» nelle liste, Cossutta, e si capisce come tra «inclusi», «intrusi», se non «traditori», non ci sia differenza. Fa sensazione sentire il vecchio «epuratore» del Pci, il capo organizzativo che non batteva ciglio quando si trattava di far prevalere il Partito sugli uomini, lamentare che «non si possono escludere persone per le loro posizioni politiche, non bisogna fare discriminazioni politiche che non si giustificano mai... ».
Il pretesto per il revival dell’Armando è un convegno sull’ottantacinquesimo della nascita del Pcdi di Gramsci e Bordiga: «1921-2006, i comunisti e l’unità della sinistra». Una semplice inversione di consonanti separa quel Partito comunista d’Italia dall’attuale Partito dei comunisti italiani. Una scelta precisa, all’epoca della scissione da Bertinotti, perché a Cossutta tutto si può rimproverare ma non il senso delle proporzioni. È la «misura» collettiva che gli fa giudicare, forse neppure con malanimo, un errore «del Bertinotti» il credersi «il solo depositario della sinistra... Lui è di sinistra, non la sinistra». E Rifondazione «chiusa nella sua convinzione di essere il partito più forte», e i verdi incapaci di saltare il fosso per fare la lista Arcobaleno che avrebbe salvato capra e cavoli. Già, perché è mesto il quadro come appare agli occhi miopi dell’Armando: «Vedo un grande sconcerto e un grande disagio nelle file dei Ds... ». L’affare Unipol, una doccia di ghiaccio. «I Ds si sono alleati alla Margherita... Già oggi la dirigenza ds non è più di sinistra e tra poco anche nel nome non ci sarà nulla di sinistra. Per chi voteranno i loro elettori?». Cossutta avrebbe volentieri teso la rete dell’Arcobaleno, «mi resta il grande rammarico di non aver insistito a sufficienza... ». Avrebbe rinunciato anche all’«insostituibile» falce e martello, continua a giustificarsi davanti ai compagni, «mica ci voleva una grande intelligenza, del resto lo avevamo già fatto nel ’48... ».
Oggi il quadro non è felice, il Pdci si presenta da solo e anche «se raggiungeremo il 2 per cento e avremo almeno 12 parlamentari, temo che non saranno l’espressione della nostra realtà e della nostra tradizione... ». Il rospo sullo stomaco si trasforma in groppo. «Ho letto sui giornali, e a dir la verità per me non è solo la lettura dei giornali, che sarebbe in atto un tentativo di mettere da parte questo vecchio presidente... Ma voglio subito dire che finché sarò presidente non voglio essere, né posso, quello che taglia i nastri alle sezioni o celebra i matrimoni tra compagni... Sono un combattente e tale intendo continuare a essere: non c’è stata prigione, tortura o altro con cui siano riusciti a farmi parlare, non ci sarà mai nessuno che riuscirà a farmi tacere... ». Il tripudio dei militanti non rimargina le ferite, il vecchio combattente resiste sulle montagne delle politica. Solo, come in una speciale, personale, guerra partigiana. L’unità della sinistra, se avverrà, sarà altrove, in altri luoghi. Lontano da qui, dove forse non sarebbe mai potuta sbocciare, ai piedi dell’«epuratore».