L’accusa di De Lillo: «Contro Cognetti legge ad personam»

Fa discutere la proposta che vieta ai direttori Asl l’attività extra-moenia I Ds: «È solo buon senso»

Una legge ad personam contro Francesco Cognetti. È la denuncia fatta da Stefano De Lillo, vicepresidente della commissione Sanità della Regione Lazio. «La Commissione Sanità della Regione Lazio - denuncia De Lillo in un comunicato - ha approvato una proposta di legge presentata meno di un mese fa e avente per scopo di impedire che i direttori delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere possano svolgere attività extra-moenia. A differenza di tante pdl presentate fin da inizio legislatura, questa era stata presentata meno di un mese fa. Per giunta, la legge interviene su una materia da poco regolamentata con la riforma degli Ircss. Come mai? Forse perché vittima eccellente di questo provvedimento è il direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena Professor Cognetti, silurato la scorsa estate dal ministro Turco, ma reintegrato dal Consiglio di Stato con l’ordinanza del 12 settembre». «Il 30 novembre - prosegue l’esponente di Forza Italia - il consiglio di Stato ha riconosciuto a Cognetti il diritto di svolgere attività extra-moenia, una funzione peraltro ordinaria della sua professionalità, che per un oncologo di fama mondiale significa mettere le sue conoscenze a disposizione del numero maggiore possibile di pazienti». De Lillo definisce la legge «una proposta indecente: una legge illiberale, una legge ad personam, con un atteggiamento di indebita ingerenza ideologica in materie delicate come la ricerca scientifica che ha già suscitato l’indignazione della comunità scientifica internazionale».
A De Lillo risponde Carlo Lucherini (Ds), componente della commissione Sanità e firmatario della proposta di legge, che a suo avviso «non è una legge ad personam riguardo al caso Cognetti, ma è una norma di buon senso. Riteniamo infatti che le responsabilità nell’espletamento di incarichi così importanti nella gestione di strutture sanitarie non siano compatibili, sia dal punto di vista etico che dal punto di vista della quantità e della qualità dell’impegno, con lo svolgimento di attività soprattutto a carattere privatistico e libero professionale».