L’accusa di Pisanu: «I disordini di Milano erano programmati»

Il ministro punta l’indice contro i centri sociali e attacca Bertinotti: «Stato parte civile al processo». Berlusconi: «Ora voglio vedere cosa faranno i giudici di Milano». Casini: «È stata la vergogna dell’Unione»

Anna Maria Greco

da Roma

Per i fatti di Milano la Cdl attacca l’Unione e quello che Silvio Berlusconi chiama «il partito del no», da Rifondazione comunista ai Comunisti italiani ai Verdi. È quello che candida personaggi come Antonio Caruso e difende i centri sociali, i no global e i disubbidienti che «usano la violenza come sistema». Dopo i 41 arresti di «delinquenti veri » che hanno devastato Milano, dice il premier, «voglio proprio vedere i giudici di Milano che decisione vorranno prendere».
Anche Giuseppe Pisanu è duro, durissimo. «Devono pagare fino in fondo i danni che hanno provocato», dice. Per i colpevoli il ministro dell’Interno chiede «condanne giustamente severe», precisando che lo Stato si costituirà parte civile nel processo. Anzi, si augura che lo facciano anche i milanesi che hanno subito danni, «perché sia chiaro che i cittadini onesti si difendono con la forza della legge».
Pisanu punta il dito contro i centri sociali, i no global, gli estremisti della sinistra e soprattutto Rc che ha nelle sue liste candidati come Caruso. Il suo è anche un botta e risposta a distanza con Fausto Bertinotti, che con Romano Prodi viene aspramente criticato anche da Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini.
Per Pisanu bisogna aspettare con «serenità» le conclusioni della magistratura, ma si può già dire che l'assalto di sabato «era stato accuratamente programmato e freddamente predisposto». Da chi? Anche su questo il ministro sembra aver le idee chiare. Spiega che molti dei violenti venivano dai centri sociali di Milano e di altre città, «come gli anarchici, i marxisti-leninisti e gli autonomi che hanno messo a ferro e fuoco Genova e hanno assaltato le forze dell'ordine al G8». E Pisanu rivela che ieri, davanti al carcere di San Vittore, c'era anche un dirigente di Rc nel «gruppo di estremisti» che manifestava solidarietà agli arrestati. «Spero - sottolinea il ministro - che sia stata una presenza accidentale, così come spero che la condanna resti unanime».
Il ministro è un fiume in piena all'incontro elettorale di Forza Italia in provincia di Frosinone. Dice che quella esplosa nelle strade di Milano è «violenza politica», che la conflittualità di questa campagna elettorale è troppo accesa e si infiltrano «estremisti che vogliono far degenerare la situazione, come per le proteste contro la Tav». Il titolare del Viminale si augura che non si ripetano più queste esplosioni di violenza, ma avverte senza mezzi termini: «Le forze dell'ordine faranno tutto il possibile per prevenirla e, se necessario, per reprimerla». Perché il nostro Paese ha bisogno di una campagna elettorale «combattuta con serenità e compostezza». «Non possiamo - dice con forza Pisanu - affidare a questa gente il destino dell'Italia».
E veniamo all’Unione, a Rc e alle coperture politiche di certe frange di violenti. Se è «confortante» che tutti i partiti, compreso quello di Bertinotti, abbiano espresso condanna dell’accaduto, per Pisanu vengono segnali contraddittori dal centrosinistra. A incominciare dalla candidatura nelle liste di Rc alla Camera di Caruso, leader dei no global napoletani con «una fedina penale lunga due metri». «È l'incarnazione - dice il ministro - del criterio della violenza adoperato come strumento di lotta politica. Come si fa a condannare la violenza e poi a candidare uno che della violenza politica ha fatto la sua bandiera?».
Pisanu replica al leader di Rc, che lo ha accusato di fare speculazione politica perché attaccava i centri sociali. «Rinnovo qui quella condanna - dice - e se Bertinotti se ne risente è perché la lingua batte dove il dente duole».
Anche Fini accusa l’Unione e Rc. La condanna di Prodi, per il vicepremier, è «doverosa ma non sufficiente», perché occorre evitare che alcuni di questi personaggi violenti vadano addirittura in parlamento. «Non si vergognano - dice il leader di An - di fare alleanze elettorali persino con i no global, con Caruso, con teppisti che danno l'assalto armato alle forze dell'ordine? Sulla sicurezza non possiamo accettare lezioni da chi, pur di vincere le elezioni, recluta tra coloro che sono protagonisti di episodi di violenza. Ciò che è successo a Milano lo dimostra in pieno».
«Vergogna» è il termine che usa anche il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, riferendosi ai personaggi dei centri sociali che «trovano ospitalità nelle liste della sinistra». «Con la violenza i compromessi non sono possibili per chi vuole governare - sottolinea il leader dell’Udc -, penso che la sinistra non debba solo condannare in modo rituale, ma debba fare un esame di coscienza».