L’Acea dovrà restituire gli sgravi fiscali

L’esecuzione della sentenza della Corte di Giustizia europea sugli «aiuti di Stato» fa slittare l’assemblea degli azionisti all’11 maggio prossimo (in seconda convocazione) e costringe il Consiglio di amministrazione dell’Acea, che a fine marzo aveva approvato il Bilancio al 31 dicembre 2006 e deciso l’aumento del dividendo (+15%), a riunirsi di nuovo il prossimo 24 aprile per correggere i conti.
La brutta novità, già nota a febbraio, riguarda gli sgravi fiscali (Iva, Irap ecc.) che nel periodo intercorso tra il 1997 e il 1999 furono consentiti alle ex-municipalizzate, trasformate in società per azioni e quotate in Borsa. Per questo, con la emanazione del decreto «esecutivo» pubblicato il 16 aprile scorso, il recupero è obbligatorio e dev’essere effettuato entro 30 giorni.
L’esecuzione colpisce la capitolina Acea, l’emiliana Hera, la bresciana Asm e l’Aem di Milano, ma anche Iride, la «utility» nata dall’integrazione tra l’Aem di Torino e l’Amga di Genova, ma a soffrire di più sarà proprio l’ex-municipalizzata romana, che - secondo fonti finanziarie - dovrebbe restituire 310 milioni di euro più interessi all’Ufficio delle Entrate, incaricato dal governo all’incasso «nella misura della effettiva fruizione».
Le strutture societarie, definite private «quando conviene» e pubbliche «quando non conviene», ricevono un brutto colpo dalla Commissione Europea. Adesso bisognerà vedere, dopo i ridimensionamenti che furono sanciti a febbraio dalle principali Agenzie di rating (Morgan Stanley, Euromobiliare ecc.), quando uscì la notizia della condanna Ue, cosa accadrà in Borsa e come verrà corretto il bilancio dell’Acea e se rimarrà invariato il generoso dividendo (0,54 euro per azione) destinato principalmente al Comune di Roma, azionista di maggioranza (51%), ed ai grandi azionisti Caltagirone (3%), Suez-Electrabel (10%), Schroeder Investment (9%) e Pictet Asset Management (4%).
Non c’è alcun dubbio che le polemiche e le problematiche relative all’equilibrio economico di Acea Spa si complicano non poco, anche perché una posta significativa utilizzata per assicurare l’aumento della cedola era la «plus-valenza da scorporo pari a 115 milioni di euro», costituita da utili realizzati proprio nei periodi di «moratoria fiscale».
Vedremo il Consiglio d’amministrazione, lodato e riconfermato dal sindaco (che detiene il potere di nomina di 5 consiglieri su 9) la scorsa settimana durante la presentazione della «carta d’identità dell’acqua», cosa s’inventerà questa volta.
(*) Presidente dell’assemblea dei piccoli azionisti dell’Acea