L’Acer: «Subito nuove infrastrutture»

Nel disegnare la Roma che verrà «forse si è perso il senso della concertazione, che bisogna recuperare al più presto, per rispondere alle esigenze di una capitale moderna». Toni soft, grande equilibrio. Ma Giancarlo Cremonesi, 60 anni, avvocato, con incarichi in molte società, nuovo presidente dell’Acer, l’associazione dei costruttori romani, non si tira indietro di fronte ai problemi più scottanti. Dal rapporto tra la giunta Veltroni e i grandi costruttori, con la massiccia cementificazione in corso: «Ma io parlerei più di colata di lamiere... viste la paralisi del traffico e la drammatica carenza di infrastrutture» obietta. Ai prezzi, altissimi, delle case. «Quello che incide di più è il costo delle aree edificabili. Per questo bisogna adottare al più presto il nuovo piano regolatore». Per «le piccole e medie imprese che rappresentano il 90% del tessuto produttivo» chiede che venga restituito loro un ruolo centrale: «Non possiamo occuparci solo di subappalti, a prezzi stracciati».
Il suo primo proposito?
«Rilanciare il ruolo dell’associazione nell’essere propositivi verso l’amministrazione pubblica, le imprese, l’economia su quello che riteniamo serva alla città».
L’Acer negli ultimi anni è stata un po’ appannata?
«Diciamo che è mancata un po’ la capacità di proporre».
Alcuni imprenditori hanno protestato perché non è ancora stato adottato il nuovo Prg approvato nel 2003.
«Siamo stati molto soddisfatti di come a suo tempo si è delineato il nuovo Prg. Nel momento finale è prevalsa la necessità politica di ridefinire ruoli e equilibri».
Quali sono i ritardi?
«Sostanzialmente della Regione, dovuti alla messa a punto dei Piani paesistici territoriali. Siccome sembrerebbero non coincidere in parte con i piani regolatori comunali, bisogna capire dove si possono togliere i vincoli di inedificabilità».
Intanto, secondo l’assessore Morassut, sono stati avviati interventi di edilizia privata per 20 milioni di mc, una miniera d'oro. Non sono sufficienti?
«Se si facessero contestualmente. Ma sono diluiti nel tempo. Così non bastano per affrontare l’emergenza abitativa. E certamente è mancato finora qualsiasi intervento di edilizia economica e popolare».
La giunta Veltroni ha favorito i grandi costruttori?
«Si tratta in prevalenza dei cosiddetti progetti compensativi e degli articoli 11, cioè i piani di recupero delle periferie. Le compensazioni sono andate agli operatori che hanno avuto cancellata l’edificabilità in alcune zone dal Piano delle certezze, in cambio hanno ottenuto le cubature in altre aree. È possibile che se ne siano avvantaggiati i grandi gruppi che avevano più aree, come dire?, in magazzino. Negli articoli 11 sono presenti imprese grandi, medie e piccole».
L’impressione generale è che a Roma mai si sia costruito tanto come ora, e allo stesso tempo le abitazioni non sono mai costate tanto. Come si esce dalla speculazione e si risponde all’emergenza sociale?
«Primo, stiamo pagando il gap degli Anni 70 e 80 dovuto alla cultura dei vincoli che ha negato il fabbisogno di crescita della città. Secondo, il costo delle case dipende in buona parte dal costo delle aree».
Morale?
«Più limiti ci sono, più costano le aree. Più sono le aree edificabili, più è possibile calmierare il mercato. Posso dire un’altra cosa?».
Prego.
«Se vogliamo tutelare l’ambiente e risparmiare territorio dobbiamo puntare sulla demolizione e la ricostruzione».
I famosi “progetti speciali” dell’assessore Claudio Minelli: fuori dal piano regolatore e con i soliti noti nel ruolo di protagonisti...
«In attesa del nuovo Prg la città ha avuto la necessità di grandi interventi. E in questi sono stati utilizzati probabilmente i gruppi di maggiori dimensioni. Io dico che dobbiamo tornare alla concertazione con le forze politiche, le associazioni di categoria, le associazioni ambientaliste in modo che tutti possano sentirsi tranquilli. Pensi solo alla trasformazione dei Mercati generali, dell’ex Fiera di Roma, progetti già in itinere o che devono partire nei prossimi mesi. Le imprese che rappresentiamo sono perfettamente in grado di fare la loro parte».
La priorità su tutto?
«Le infrastrutture: strade, metropolitane, rete del ferro. Roma ha bisogno di un piano dei trasporti, prima ancora di quello urbanistico. Dobbiamo scegliere: se essere un Paese moderno o andare verso il declino».
pierangelo.maurizio@fastwebnet.it