L’Acquario diventa anche centro di ricerca

A ottobre ultimato il restauro dello storico edificio Liberty. Inaugurazione nel 2006, anno del centenario

Igor Principe

Nascosto dagli alberi del parco Sempione, a ridosso della curva con cui via Legnano gira in viale Gadio, dove le auto non si fermano mai, l’Acquario civico è un’altra tra le tante bellezze cittadine che cede la visibilità alla discrezione. Tre anni di restauri lo hanno ulteriormente nascosto. Ma quando nel 2006 riaprirà al pubblico c’è da scommettere che più d’una persona rimarrà a bocca aperta davanti all’edificio in stile liberty.
I lavori si concluderanno alla fine di ottobre. Prima di poterlo visitare però dovranno passare almeno altri quattro mesi. «Ne servono due per la messa a punto delle vasche», spiega Mauro Mariani, biologo e direttore dell’Acquario. «Poi gli organismi devono ambientarsi. Insomma, l'inaugurazione avverrà nei primi mesi del prossimo anno. Ma cade a puntino».
Nel 2006 ricorre infatti il centenario della sua apertura. Allora era uno dei padiglioni dell’Esposizione internazionale del 1906, dove si illustravano metodi e tecniche di piscicoltura e i diversi fondali marini. Due anni più tardi, diventa sede di un istituto di ricerca: la Stazione biologica e idrobiologica applicata. Natura che rimarrà immutata.
«Quando si dice "acquario" si pensa subito a quello di Genova - spiega Mariani -. Ma quello è prevalentemente espositivo, il nostro è prima di tutto un centro di ricerca e di didattica sulle acque marine e dolci, dotato di apparecchiature all’avanguardia e della più grossa biblioteca specialistica sull’ecologia marina che si trovi in Italia. Il visitatore non entrerà in un tunnel di pesci, ma in un luogo dove potrà studiare la storia e il ciclo dell’acqua». A un mese dalla fine dei lavori, per i quali il Comune ha stanziato 7 milioni e 750mila euro, muoversi negli ambienti dell'Acquario per indovinare come sarà richiede un minimo sforzo di immaginazione. La struttura è completa: si cammina in tondo, partendo da un punto in cui verrà riprodotta la caduta della pioggia, scegliendo se seguire la via dell’acqua dolce o quella dell’acqua salata. In ogni caso, si scoprono particolarità lombarde.
Gli ambienti, infatti, riprodurranno scorci di regione: il torrente Màsino, il fiume Adda, il Po, fontanili e rogge. «C’è una ragione scientifica - spiega il direttore -. Rogge e fontanili sono ambienti in cui crescono specie uniche, e hanno avuto un peso fondamentale anche per l’economia. I fontanili, per esempio, conservano le marcite, con le quali si garantivano sette, otto sfalci di erba all’anno. Per le mandrie significava erba sempre fresca e per i contadini voleva dire produrre formaggi particolari come gli stracchini o il gorgonzola».
Curati dagli architetti Piero De Amicis e Luigi Maria Guffanti, i lavori hanno permesso di guadagnare oltre mille metri quadri in più di superficie, con un nuovo bookshop, un caffè e un giardino d’inverno illuminato dal vecchio lucernario che un tempo copriva le vasche. Per il 2006 l’ingresso sarà gratuito, in attesa di capire quanto potrà convenire l’istituzione del biglietto, che eventualmente costerà 3 euro. Ed eventuale è anche l’assunzione definitiva dei cinque biologi che lavorano presso la struttura, ora contrattualizzati come precari. «Ho elaborato per il Comune un piano che stabilizzi la loro posizione - conclude - Mariani -. Spero che nell’anno della riapertura qualcosa si sblocchi. Di un acquarista comunale questa struttura ha sicuramente bisogno».