L’ad in Usa Adesso tocca al fronte Sud America

Sergio Marchionne è tornato negli Usa. A New York, per partecipare al consiglio di Philip Morris, poi è volato a Washington per seguire l’evoluzione della vicenda Chrysler, trattare con i vertici di General Motors e la Casa Bianca per chiudere un’altra importante partita: quella per Gm Europe e, probabilmente, anche per Gm America Latina. La maggiore delle tre sorelle di Detroit sta spingendo sull’acceleratore per cercare di adempiere agli obblighi fissati dal governo in termini di taglio dei costi e ristrutturazione del debito.
Le negoziazioni con il sindacato Uaw dovrebbero riprendere domani, giorno in cui Gm renderà noti i propri risultati trimestrali. L’accordo che il sindacato e il gruppo guidato da Fritz Henderson potrebbero raggiungere, secondo il presidente dell’Uaw, Ron Gettelfinger, ricalcherebbe quello riguardante Chrysler. Il piano di Gm prevede che il governo controlli il 50% della casa automobilistica, a fronte del 39% in mano al sindacato e al 10% dei creditori. Questi ultimi, però, si sono fermamente opposti al progetto e hanno rilanciato, chiedendo il 58% della società.
Secondo gli analisti, per Gm la bancarotta sembrerebbe sempre più perseguibile, anche se il ricorso al «Chapter 11», utilizzato per Chrysler, potrebbe spingere le parti a maggiori concessioni così da evitarla. In questi giorni, comunque, l’amministratore delegato di Fiat potrebbe aprire, con Gm, anche il fronte sudamericano. Il colosso di Detroit è presente in America Latina con Gm Laam, che comprende però anche l’Africa e il Medioriente: in tutto, sono 1.276.332 i veicoli venduti nel 2008 dalla società, 40mila in più rispetto all’anno precedente. Si è trattato di un record, il quinto di fila, trainato anche dai Paesi latino-americani. In primis dal Brasile, dove nel 2008 sono state vendute 549mila auto Chevrolet, brand che gioca un ruolo chiave nell’area. Il Brasile, oltre che per Fiat e Gm, è un mercato chiave anche per Volkswagen che, in caso di un asse fra Torino e Detroit, subirebbe un pesante contraccolpo.
Sul fronte Chrysler, Marchionne prenderà atto dell’evolversi del dossier presso la Corte della bancarotta di New York: mentre i creditori non-Tarp (sempre più pochi) si battono per il blocco della vendita degli asset di Chrysler a Fiat, chiedendo che le loro identità non siano rivelate in seguito alle minacce ricevute. Via libera, intanto, all’accesso di Chrysler a un finanziamento del governo per 4,5 miliardi di dollari.