«L’Adagietto» di Mahler che stregò Luchino Visconti

In programma la pagina di «Morte a Venezia»

Dopo essersi proposto alcune settimane fa con la filigrana del suo pianismo, Daniel Barenboim torna nelle vesti più ufficiali di direttore. Nella due giorni mahleriana a lui tocca la Quinta sinfonia (Colonia 1904). La partitura visionaria, che riversa l'uno nell'altro tutti gli affetti e il loro opposto e chiude sullo struggente lirismo dell'Adagietto. La pagina che ha sedotto Visconti (Morte a Venezia) e i coreografi del Novecento. L'ultima volta di Barenboim direttore era stata in gennaio, con un'Eroica per Toscanini preceduta, in settembre, dalla presenza della West-Eastern Divan orchestra, attestato della sua vocazione sociale. Il complesso riunisce giovani strumentisti arabi e israeliani, gente «nemica», che tuttavia, seduta davanti allo stesso leggio, accetta il dialogo e la possibilità. Per Barenboim è impegno civile. L'unica matrice politica è la convinzione che non sarà mai la guerra a risolvere l'incandescente conflitto mediorientale. Prima ancora c'era stato il Concerto di Natale 2005 con una folgorante IX di Beethoven. In futuro, il 9 novembre, Barenboim tornerà al Piermarini con il Requiem di Verdi. E finalmente toccherà anche al Tristano del 7 dicembre, inizio ufficiale dell'era del «maestro scaligero» che vedrà per sei anni il maestro direttore di riferimento del teatro. Le tappe della sua vita di lotte e impegni sono un fatto temperamentale ma anche biografico. Nato a Buenos Aires e naturalizzato israeliano, Barenboim cresce tra il fuoco del conflitto israelo-palestinese e lo somatizza. Tanto da decidere di affinare il suo mezzo e fare della musica una bandiera di libertà e fratellanza.