Con l’addio alle ali estreme saremo finalmente «normali»

Quasi un anno dopo la morte della sinistra, muore anche la destra. La sinistra è morta in due tempi. Dapprima è morta la sinistra radicale che non ha trovato i voti per essere rappresentata in Parlamento, poi è morta la sinistra classica divorata dalle contraddizioni della sua ultima reincarnazione, il fragile partito democratico. La destra muore perché sceglie un'altra vita e, con lo scioglimento di Alleanza nazionale, si trasferisce nella monumentale operazione berlusconiana del Popolo della Libertà, il luogo di incontro del moderatismo riformatore italiano. Le piccole risse della politica quotidiana non possono nascondere che sono scomparsi d’un tratto Peppone e Don Camillo, i «rossi» e i «neri».
La rivoluzione italiana compie il miracolo della normalizzazione della politica. Molti non ci credono. Molti sottolineano i difetti e i limiti. Molti pensano che sia tutto provvisorio, che alla fine si tornerà all'Italia di sempre, quella dei partiti onnipotenti e dello scontro ideologico a tutto campo. Invece la rivoluzione italiana sta finendo sotto i nostri occhi. Nel momento più difficile per l'economia, in un paese destrutturato dalla crisi, il sistema politico dà vita al più importante esperimento di organizzazione della democrazia del dopoguerra.
Spariscono la vecchia destra e la vecchia sinistra. La vecchia destra in parte si era camuffata nella Democrazia Cristiana, in parte aveva vissuto ai margini della vita repubblicana. La vecchia sinistra aveva vissuto i trionfi del suo maggior partito, singolare esperimento di comunismo all'italiana che, ben prima della caduta del muro di Berlino, aveva mostrato le sue crepe. La destra ha mollato gli ormeggi, con Fini ha scoperto la democrazia e l'antifascismo, con Berlusconi la forza del progetto e il consenso di massa. La vecchia sinistra ha stentato di più, incapace di darsi una leadership indiscussa che la togliesse dalla metà del guado per portarla alla riva opposta. Alla fine, poco più di un anno fa, i due schieramenti si sono gettati in mare aperto e oggi si confrontano in maniera del tutto inedita.
Oltre cinquant'anni fa Raymond Aron si chiedeva se avesse ancora un senso la vecchia suddivisione di «destra» e «sinistra». La domanda si presenta ora davanti agli italiani in modo più intrigante. Solo i catastrofisti non vedono che l'Italia di oggi sta rovesciando un vecchio teorema, quello che vedeva procedere assieme, pensiamo ai primi anni Novanta, la destrutturazione del sistema economico e il crollo del sistema politico. La crisi dell'economia appare più radicale della crisi della politica. La politica, con tutti i suoi limiti e difetti, sta cercando la strada della modernizzazione. Mai siamo stati così vicini a quel «paese normale» che aveva auspicato anni addietro Massimo D'Alema, che oggi sembra non accorgersi dell'avverarsi della sua profezia e del suo auspicio.
La nuova stagione è la stagione della democrazia compiuta. Non bisogna dar retta ai profeti di sciagure, mai come in questi tempi il nostro paese è stato democraticamente solido. Non vi sono più forze anti-sistema, né a destra né a sinistra. Il mercato non è più materia di divisione e persino lo Stato non è più la bestia nera della Destra e il totem della sinistra. L'appartenenza all'Occidente è la scelta irrevocabile del grosso delle forze politiche italiane. L'elettorato è diventato più fluttuante, più riflessivo, se volete, più cinico. Nessuno minaccia più nessuno. Nel volgere di pochi anni è finita la paura del comunismo e sta morendo lo spettro del berlusconismo. Solo poche forze attardate o l'eccessiva vis polemica possono far rivivere antichi luoghi comuni.
Il bipolarismo è diventato il carattere di fondo della democrazia italiana e se il Pd riuscirà a superare la sua grave crisi vivremo in un sistema politico tendenzialmente guidato da due grandi partiti a cui si assoceranno poche formazioni minori.
La nuova stagione porta il segno di Berlusconi. A lui è riuscito a destra quello che la sinistra non ha saputo fare, scompaginando i due campi. In poco meno di due decenni ha preso per mano il mondo moderato e lo ha trasformato in una grande forza politica, ha guidato un partito emarginato come il vecchio Msi sospingendolo a cambiar pelle, ha inventato un nuovo soggetto politico di massa. La sinistra ha tentato la stessa operazione ma si è avviluppata nelle proprie contraddizioni. Ma oggi siamo tutti in un'altra Italia. La rottura con il passato è netta e siamo sempre più un paese occidentale, inquieto ma di democrazia tranquilla.