L’addio di Alonso: "Cara McLaren non eri casa mia"

Rescisso il contratto senza penali. &quot;Da bimbo sognavo questo team, ma nella vita non sempre va come vuoi&quot;. Ora tutti, tranne la Ferrari, lo cercano. Briatore: <a href="/a.pic1?ID=218003" target="_blank"><strong>&quot;Noi la sua famiglia e lui lo sa&quot;</strong></a>

Finito. Chiuso. Stracciato. Il contratto che legava Fernando Alonso alla McLaren-Mercedes è stato di comune accordo rescisso, disintegrato, sminuzzato in tanti piccoli pezzi all’insegna di una stretta di mano - forse - e di molti cavilli chiariti - sicuro - per evitare che e l’uno e l’altra dovessero sborsare o perdere soldi. Il fatto che da Woking, fortino di Ron Dennis, patron della squadra inglese, si parli di «decisione consensuale» lascia intendere che entrambe le parti siano soddisfatte; e non c’è soddisfazione, in F1, se i conti non quadrano. Lo spagnolo non ha sborsato danè per liberarsi grazie alla mediazione Mercedes; dal canto suo, Dennis gli ha aperto serenamente la porta pensando che i 40 milioni di dollari l’anno risparmiati nel 2008 e 2009 (il contratto era triennale) lo aiuteranno persino a pagare la multa presa per la famosa spystory.
«Non è un segreto che io alla McLaren non mi sia mai sentito a casa mia» ha sibilato lo spagnolo nero su bianco, sul comunicato stilato dal team. Aggiungendo: «Fin da ragazzino avevo il sogno di correre per questa squadra, ma a volte, nella vita, le cose non funzionano come vorresti. Ci sono stati alti e bassi che hanno reso tutto più complicato. Continuo però a credere che la McLaren sia una grande squadra... So che si è parlato di favoritismi (sott’inteso, verso Hamilton)... ma alla fine ritengo che il team mi abbia sempre dato uguali opportunità per la vittoria. La decisione presa consente a tutti di pensare al 2008».Primo amen.
Segue Ron Dennis: «Tutti noi gli auguriamo il meglio per il futuro... Fernando è un grande pilota ma, per una serie di ragioni, l’accoppiata Alonso-McLaren non ha funzionato, non potevamo andare avanti così». Secondo amen, trascurando però le quattro vittorie e i 109 punti (terzo in classifica, secondo per punteggio accanto ad Hamilton).
Dimenticando per un istante motori, pistoni e cilindri, la storia fra Alonso e la McLaren è una storia d’amore, di amanti, di corna e bugie. Perché i due, l’uomo e il team, s’incontrarono di nascosto in quel del 2005 quando l’asturiano non era ancora campione del mondo ma per il titolo lottava, proprio contro la squadra inglese all’epoca capitanata da Kimi Raikkonen. L’accordo fu sottoscritto a fine estate e ufficializzato il 19 dicembre. A quel punto lo spagnolo era campione, a quel punto aveva ancora una stagione al volante della Renault, però già diceva: «Il mio sogno calcistico è il Real, quello in pista la McLaren...». Fatto sta, si trovò nello scomodo ruolo del marito che vive ancora in casa della moglie francese ma di nascosto pensa all’amante inglese. Fernando conquisterà anche quel titolo, poi farà armi e bagagli, togliendo le foto dal tinello di casa, e addio consorte francesina: c’è l’Inghilterra che mi attende. Nel dicembre 2006 il primo assaggio in pista, quindi la stesura di un vero e proprio vademecum «per diventare campioni del mondo», così lo intitolò prima di inviarlo a Dennis. C’era scritto: «Punto primo: se vogliamo vincere il titolo dobbiamo...» e avanti così snocciolando indicazioni di assetto e di lavoro. Durante la stagione se n’è parlato poco, ma il decalogo in questione è uno dei fattori alla base del grande dissidio tra Fernando e il team. Perché Alonso si è proprio sentito come un amante tradito: aveva lasciato la squadra in cui era cresciuto, l’aveva fatto annunciandolo con ampio anticipo, aveva portato sponsor importanti e messo per iscritto regole e suggerimenti tecnici per far risorgere la vecchia signora inglese, e sul più bello la signora l’ha messo da parte per il più giovane, più interessante (Oltre Manica) Lewis Hamilton.
Ecco perché è stato un tracimare di rabbia, dissidi e dichiarazioni al veleno. Ecco perché ha lasciato l’amante, ecco perché è pronto a fare armi e bagagli per tornare a casa. Dalla moglie francese e dal suo vero patron: Flavio Briatore.