L’addio a Carlangela Parodi Ratti

da Milano

È stata una donna discreta e riservata fino all’ultimo. Carlangela Parodi Delfino Ratti era la «silenziosa» first lady della seta e non ha mai amato l’eccesso di visibilità. E nel totale rispetto di questo suo stile di vita, i familiari hanno reso nota la sua morte solo a funerali avvenuti, ieri mattina a Ovada alla presenza di pochi intimi amici e delle figlie Annie e Donatella. Pesava l’assenza dell’altra figlia, Erika, deceduta lo scorso anno e vittima negli anni ’70 di uno dei primi sequestri di persona avvenuti nel Comasco. Sabato si terrà una messa di suffragio a Brunate. Carlangela Parodi Delfino Ratti aveva 78 anni e, da più di 50 anni, con il matrimonio era entrata in quella illustre famiglia di industriali comaschi che della seta hanno fatto il loro mondo, la loro ricchezza. E il cui nome è legato anche alla catena di centri commerciali Bennet, sparsi ormai in tutto il Nord Italia.
Il decesso è avvenuto martedì mattina a Milano dove la moglie del cavaliere Antonio Ratti (deceduto cinque anni fa) era ricoverata in clinica per una malattia che le ha lasciato poco tempo. Più cresceva la parabola del marito, più lei si defilava dalla mondanità che non ha mai amato. Al contrario si spendeva nell’impegno sociale. Discendente dalla famiglia genovese Parodi Delfino, ha sempre «nascosto» quanto dalla famiglia aveva avuto: il nome, il prestigio, le ricchezze che non ostentava.
A Como era arrivata in tempo di guerra, «sfollata» insieme al padre; qui conobbe il futuro marito che da poco aveva aperto la sua prima aziendina avviata con la produzione di cravatte e foulard in seta e poi diventata, con il passare degli anni, una multinazionale del settore.
Nel 1953 il matrimonio. Da allora ha sempre affiancato il marito: nel lavoro, nella vita, nei drammi, come quello del sequestro della figlia Erika. Lui carismatico e brillante, lei dal riserbo anglosassone.