L’addio di Chirac: «Vi amo, francesi»

«Cari compatrioti, al termine del mandato che mi avete affidato, è arrivato per me il momento di servirvi in modo diverso da ciò che ho fatto negli ultimi dodici anni. Dunque non solleciterò un nuovo mandato presidenziale!», dichiara, all’età di 74 anni, il presidente francese Jacques Chirac nel comunicare ai cittadini d’Oltralpe ciò che essi ormai sapevano con certezza: per Chirac è giunta l’ora della pensione. L’ultimo discorso è stato probabilmente uno dei più riusciti tra quelli pronunciati dal capo dello Stato nella sua lunga carriera politica, durata circa mezzo secolo. Abbandonato ogni interesse personale, Chirac ha potuto finalmente utilizzare qualche accento lirico per esprimere la sua convinzione nei valori della Francia, dell’Europa e della pace internazionale.
«Io amo appassionatamente la Francia», è stata la prima frase con cui il capo dello Stato si è rivolto ai connazionali.
Qualcuno pensava che egli avrebbe approfittato dell’opportunità per annunciare il proprio sostegno al candidato del centrodestra all’Eliseo, Nicolas Sarkozy. Niente da fare.
Lo Chirac di ieri sera è stato un personaggio altamente consensuale, uno Chirac bipartisan. Però si è tenuto la porta aperta per ulteriori prese di posizione politiche, utilizzando una frase assai significativa: «In occasione di ogni prossima scadenza elettorale - ha detto - io mi riserverò il diritto di intervenire sul piano personale!». Come dire che molto probabilmente Chirac esprimerà nelle prossime settimane il proprio sostegno al candidato del centrodestra.
Si sa che le relazioni tra Chirac e Sarkozy, ministro dell’Interno, sono perlomeno turbolente. Il primo considera il secondo come una sorta di profittatore, visto che Sarkozy è stato a lungo uno dei principali collaboratori dell’attuale capo dello Stato, ma in varie occasioni gli si è rivoltato contro, cercando di fargli clamorosi sgambetti. Tuttavia questo Chirac al tramonto, questo personaggio storico ormai sul punto di abbandonare la scena della grande politica, non può permettersi di cedere alla tentazione del rancore o a quella della vendetta. Dunque Chirac, già ministro, sindaco di Parigi, premier, ha cercato ieri sera - e probabilmente cercherà nelle prossime settimane - di apparire come una sorta di conciliatore, come l’uomo al di sopra delle parti e soprattutto al di sopra delle correnti della sua stessa parte politica.
Negli ultimi mesi c’erano state parecchie voci a proposito dell’eventuale candidatura di Chirac per un terzo mandato consecutivo. La Costituzione glielo avrebbe consentito, ma i francesi non hanno perso occasione - in tutti i sondaggi - di esprimere il proprio desiderio di rinnovamento della classe politica. Dietro Chirac e i «settantenni» emerge la Francia dei cinquantenni: quella di Sarkozy, come leader del centrodestra, quella di Ségolène Royal, candidata del Partito socialista all’Eliseo, e quella di François Bayrou, esponente di punta di un’area centrista che vorrebbe superare la vecchia barriera destra-sinistra.
L’uscita di scena dei settantenni, che verrà completata con queste elezioni politiche con l’atteso pensionamento dell’estremista Jean-Marie Le Pen, sottolinea il desiderio di cambiamento della Francia attuale. Resta da vedere che cosa saranno capaci di fare i cinquantenni e i quarantenni di oggi.
Nel discorso di ieri sera Chirac ha definito «immorale e pericoloso» lasciare che «a causa di un liberismo senza freni» si approfondisca «il fossato tra una parte del mondo sempre più ricca e miliardi di uomini, di donne e bambini in preda alla disperazione». Ha poi invitato a partecipare «alla rivoluzione ambientalista che sta cominciando». Ha anche esortato a lottare per la dignità internazionale della Francia, per la laicità e contro la disoccupazione. Il presidente uscente ha insistito sul fatto che la disoccupazione francese è oggi al livello più basso degli ultimi 25 anni. Ha tuttavia dimenticato di dire che è in questo momento una delle più alte dell’Unione Europea.