L’addio della città alle scuole cattoliche e ai cinema laici

Nel centro di Genova l'addio delle scuole cattoliche coincide con l'addio dei cinema laici. Connessi, i due fenomeni erano prevedibili: gli italiani diminuiscono e gli immigrati naturalizzati colmano le lacune nei censimenti, non continuano le nostre tradizioni.
Pur cattolici, polacchi, filippini e latino-americani possono affidare la prole a istituti radicati nella genovesità e con locali ambizioni d'élite? Allo stesso modo perché gli immigrati, quale che ne fosse la fede, dovrebbero affollare i cinema, per vedere film di una cultura, la nostra, che subiscono soltanto? O film di Hollywood, ma doppiati in italiano, unendo straniamento a straniamento? Le culle vuote degli italiani negli ultimi quarant'anni sono diventate i banchi di scuola e le poltrone dei cinema altrettanto vuoti negli ultimi trenta. Inoltre il declino demografico è maggiore nelle classi alte.
Questa «peste bianca» affligge tutto il cosiddetto Occidente ed è appena uscito un film, Idiocracy di Mike Judge, sulla presa del potere da parte degli idioti, divenuti maggioranza grazie a coppie abbienti ma non intelligenti, almeno non abbastanza da capire che «è triste morire senza figli», come notò già vent'anni fa Nanni Moretti in un altro film, Bianca. Ora - durerà? - le signore-bene hanno ripreso a ostentare le gravidanze o allattano perfino per strada, imitando attrici famose. Dunque il cinema condiziona ancora il pubblico. Ammesso però che la demografia italiana si riequilibri presto, per allora Genova avrà perduto istituzioni secolari o quasi. (...)