L’addio discreto di Milano a Roveraro

Presenti Opus Dei e finanza. Oggi alle 15 esequie ad Albenga

Gaia Cesare

Solo un mazzo di rose bianche mentre la bara di rovere scuro lasciava la chiesa di Santa Maria Segreta, in via Bazzoni (zona Conciliazione). L’addio di Milano al finanziere Gianmario Roveraro, ucciso dai suoi rapitori la notte del 5 luglio, è avvenuto nello stile «umile» che lui stesso prediligeva. In una basilica gremita e vietata all’occhio indiscreto delle telecamere, pochi passi più in là dall’abitazione del banchiere, si sono ritrovati ieri familiari, amici ed esponenti della finanza. C’erano Giuseppe Garofano, ex presidente di Montedison, Francesco Cesarini, ex presidente della Banca Popolare di Milano e di Unicredit, Marco Vitale economista e docente universitario e Carlo Salvatori, nuovo amministratore delegato di Unipol. E poi l’Opus Dei, la prelatura di cui Roveraro era membro «soprannumerario», rappresentata ieri dal vicario Lucio Norbedo e in nome della quale l’ultimo tributo è arrivato da don Raffaele Tomassetti, che ha ricordato «l’esperienza diretta del male» fatta da Roveraro, un uomo «lontano da ogni vistosa appariscenza» e capace di impegnarsi «in favore di singole persone in difficoltà senza farsi pubblicità». Tomassetti ha ringraziato inoltre gli inquirenti e l’Arma dei carabinieri, «per la dedizione e la partecipazione umana» al caso.
A officiare la Messa (i funerali si svolgeranno oggi alle 15 ad Albenga), monsignor Gianfranco Poma, che nella sua omelia ha voluto anche lui ricordare lo stile «buono e sobrio» del banchiere e «la tragedia inaccettabile» di cui è rimasto vittima. «Nessuno intonerà allo stesso modo pagine di vita», ha concluso Tomassetti rivolgendosi alla moglie Silvana e ai familiari. Anche ieri i Roveraro sono rimasti in silenzio. Rispettando la linea del «finanziere buono».