L’addio a Nicolò, folla e bandiere in Duomo

Le note della tromba che, all’improvviso, qualche minuto prima del termine della cerimonia, irrompono tra le mura del Duomo intonando il Silenzio, segnano il momento più toccante del funerale di Nicolò Savarino. Anche quei pochi che fino ad allora non avevano pianto, limitandosi a rinchiudersi nelle loro giacche e nei cappotti per cercare riparo dal freddo e dalla commozione, non riescono più a trattenere le lacrime. E solo allora, asciugandosi la faccia con le mani e i fazzoletti, la gente - oltre settemila persone, trattenute a fatica fino ad allora, fuori dal perimetro dei banchi, già tutti occupati molto prima dell’inizio della celebrazione - ne ha approfittato per invadere tutta la navata centrale, per poter seguire da vicino almeno l’uscita del feretro sul sagrato dove, per la seconda volta nel giro di un’ora, scoppierà un lunghissimo e fragoroso applauso.
C’erano tantissimi vigili milanesi e venuti da ogni parte d’Italia, molti operatori della protezione civile, numerose autorità, gonfaloni e bandiere di vari Comuni, ma soprattutto c’era la gente ieri mattina a salutare per l’ultima volta Nicolò Savarino, il coraggioso vigile di quartiere investito e ucciso da un nomade a bordo di un Suv alla Bovisa dieci giorni fa. Il dolore e lo smarrimento di questa gente ferita e muta si è percepito lungo tutta la cerimonia in un’atmosfera di raccoglimento e silenzioso rispetto. «Abbiamo uno struggente bisogno di risposte su cui fondare la speranza» dirà durante l’omelia monsignor Erminio De Scalzi, rivolgendosi ai familiari e ai colleghi di Savarino, ma soprattutto a questa folla che rappresentava Milano.
Una folla «orfana» dello Stato visto che - come sottolineerà amaramente più tardi il Sulpm (Sindacato unitario lavoratori polizia locale e municipale) - nessun rappresentante del governo e dello Stato (se si eccettua il prefetto Gian Valerio Lombardi) era presente alle esequie. «È un segnale grave - dichiara il segretario nazionale Mario Assirelli - cosi in Italia non si va da nessuna parte, questo era il momento di essere invece uniti sotto la bandiera del tricolore, questo era il momento di dimostrare che autonomie Locali e Stato sono la medesima cosa».
Erano le 10.54 ieri quando il feretro di Nicolò Savarino, coperto di rose rosse e lilium bianchi, arriva sul sagrato del Duomo dal comando della polizia locale di piazza Beccaria. La piazza, illuminata dal sole ma paralizzata dal freddo, è già affollata da un paio d’ore e anche in chiesa non c’è più posto da un pezzo. Davanti al feretro, in bicicletta, ci sono i colleghi del ghisa morto, i vigili di quartiere, dinnanzi ai quali scoppia il primo lungo applauso collettivo. Poi il corteo funebre entra nella cattedrale. La bara viene portata a braccio dai colleghi di Savarino, tra i quali c’è anche Gabriele Specchier, il vigile di quartiere che era in servizio con lui al momento dell’omicidio. Dietro al feretro i fratelli del vigile - Santo, Carmelo e Rocco Savarino - che, insieme alla compagna di Nicolò, Marcella, sostengono i genitori. E subito dopo arrivano le autorità. Il vice presidente del consiglio comunale Riccardo De Corato era già entrato; dietro la bara ora sfilano il sindaco Giuliano Pisapia, il prefetto Lombardi, il comandante della polizia locale Tullio Mastrangelo, il questore Alessandro Marangoni e il presidente del consiglio regionale Davide Boni con l’assessore regionale alla Polizia locale Romano la Russa. Poi tanta, tantissima gente comune. Tra loro c’è Salvatore Mazzara: anche suo figlio Pietro, a soli 27 anni, lo scorso giugno era stato ucciso da dei nomadi in fuga dopo un furto a Quarto Oggiaro. Un’altra vita ingiustamente spezzata nel giro di pochi attimi fatali.
«Siamo vicini a tutti coloro che soffrono per questa ingiusta morte - ha commentato monsignor De Scalzi dopo aver letto uno dei Vangeli di Giovanni-. È un gesto criminale che indigna e la retorica si scontra con la disperazione. La nostra città ha chiesto tante volte sicurezza per i suoi abitanti, è un diritto dei cittadini. I vigili tutelano il bene di tutti. E il gesto di Nicolò mette in evidenza il lavoro silenzioso e fedele di chi indossa una divisa e si mette al servizio della comunità. Questo vigile - ha concluso - era una persona comune, ma non qualunque».
La salma di Savarino dopo il funerale è partita per Campobello di Licata (Agrigento) la località in cui il vigile era nato 42 anni fa e dove domani sarà sepolto.