L’addio di Sting e soci dopo un tour da 200 milioni

Chiusura mondiale a New York il 7 agosto con un concerto di beneficenza

nostro inviato a Venezia

D’altronde Stewart Copeland, che dei Police è il batterista e l’anima caciarona, era stato di parola. L’anno scorso, prima di riunirsi a Sting e Andy Summers per far rinascere la band dopo vent’anni e rotti, aveva detto: «I miei affari con loro non sono ancora finiti». E infatti adesso si fanno i conti. Dopo un giro di concerti lungo più di un anno, i Police hanno suonato davanti a più di due milioni e mezzo di persone in tutto il mondo, facendo registrare la tournée più ricca del 2007 e incassando, a occhio e croce, circa 212 milioni di dollari. Se si dà retta ai bene informati, l’affare avrebbe fruttato circa 50 milioni di dollari a testa per ciascuno dei tre Police, anche se qualcuno – probabilmente a ragione – dice che a Sting, che è il più popolare nonché, sembra, il più attento alla pecunia, sia andato qualche spicciolo in più. Sarà per questo che, dopo aver tirato le somme, i Police hanno annunciato che il 7 agosto, al Madison Square Garden di New York terranno il loro ultimo concerto in assoluto e, dopo allora, la band sarà solo un bel ricordo di quelli che servono a segnare un’epoca.
Chissà.
Di sicuro non si faranno mancare nulla neppure per quello show (che però è di beneficenza): i biglietti costano dagli accettabili 150 dollari fino agli irraggiungibili cinquemila. Dopodiché: bye bye. E allora stasera, quando suoneranno all’Heineken Jammin Festival di Venezia il loro ultimo concerto italiano, ciascuno dei tre avrà i suoi buoni motivi per festeggiare e per sopportare persino, loro così vezzosi e precisini, l’idea di suonare dopo la partita della nazionale di calcio, quindi se va bene alle 23, per un pubblico magari pure euforico ma sicuramente esausto dopo aver trascorso una decina di ore davanti al palco e sotto una cappa di umidità tropicale. Intanto hanno appena rinnovato la scaletta, inserendo qualche brano un po’ meno usurato dei soliti Every breath you take, Don’t stand so close to me e Roxanne che sono classici e quindi praticamente obbligatori. Ad esempio, suoneranno Hole in my life, Bring on the night e Demolition man che non facevano parte dell’elenco di brani del tour iniziato a fine maggio dell’anno scorso a Vancouver. E poi, sbrigata tra poco più di un mese a New York anche la pratica dei saluti, ciascuno di loro tornerà a farsi gli affari propri.
Innanzitutto Stewart Copeland rimetterà mano e bacchette alle sue colonne sonore (strepitosa quella di Wall Street di Oliver Stone, premio Oscar a Michael Douglas) e continuerà a inventarsi nuovi ritmi con il fior fiore dei musicisti mondiali, compresi gli specialisti della nostra taranta. E il chitarrista Andy Summers si rifugerà, ora che è tornato ad essere ricchissimo, in quel jazz che gli è sempre piaciuto e che, raramente, può sfoggiare nei Police.
Infine Sting, la rockstar incapace di invecchiare, l’unico dei tre ad essere davvero una multinazionale. Lui tornerà a ballare da solo, visto che sembra già in fase di preparazione un suo album destinato ad uscire alla fine del prossimo anno. E continuerà la sua tanto sbandierata vita da bon vivant, da gentiluomo di campagna tutto casa e famiglia e opere pie. D’altronde sai la faticaccia di fare il divo a tempo pieno, con tutti quei voli, quelle notti in albergo, quei ritmi impossibili per chi, alla fine, se ne sta tanto bene in un casale di campagna (come quello di Figline Valdarno nel Chiantishire che piace tanto agli inglesi).
All’Heineken Jammin arriverà - lui sempre puntuale – solo oggi in giornata perché ieri a Correggio ha fatto da testimone alle nozze dell’amico Andrea Griminelli, uno dei flautisti più famosi del mondo (che in Chiesa ha cantato insieme a Nek). Ha celebrato il sereno Don Romano e di fianco all’altare, vestita a festa, c’era pure la rockstar che sta per tornare alla vita normale dopo aver chiuso questa complicata, faticosa e ricchissima questione dei Police (ma attenzione: coi musicisti mai dire mai).