L’Adidas fa «Goal», ma il pallone è Nike

Riccardo Signori

Sta diventando la guerra all’ultima pellicola. O all’ultima frontiera dell’ultima comunicazione: reale o virtuale, quando guardi la Tv o siedi al cinema con il sacchetto delle patatine fra le mani. Parliamo di spot senza la «erre» ma in funzione di quella «erre» che ci riporta allo sport. I grandi sponsor del calcio mondiale, tanto per non far nomi Nike e Adidas, ormai non mettono limiti nella battaglia per vendere scarpa e pallone, maglietta e accessorio. Ognun tenendo fede alla sua immagine che nel calcio si riflette così: Nike più giocoliere, Adidas più mediano-regista. E allora Nike si inventa lo spot con Ronaldinho che prende quattro volte la traversa, lo fa girare via Internet e sulle tv, lasciando a ciascun di noi la domanda che cerca risposta: sarà vero o sarà falso? E Adidas ti sorpassa in modo più serioso vestendo un film. Vestito o addobbo? Più vestito che addobbo. Venerdì, infatti, uscirà in 700 sale italiane, eppoi nel mondo, un film che nel titolo non ha nulla di fantasioso Goal!, ma nell’idea è una genialata pubblicitaria. Storia di pallone e passioni, incentrata su un ragazzo messicano che sogna di diventare un asso del calcio.
Il tutto a cavallo fra Los Angeles e Newcastle, correndo sui campi di pallone con ragazzi dell’oratorio oppure nello splendore del St James Park, una delle cattedrali calcistiche del tifo inglese a fianco di Alan Shearer in carne ed ossa, oppure finendo ad una festa notturna con Beckham, Zidane e Raul, non a caso testimonial Adidas, anch’essi in carne ed ossa ma in abiti borghesi. Ed appunto il marchio è quello che spunta, furbo piuttosto che furtivo, ad ogni piè sospinto, ad ogni calciare di pallone (anche se nelle partite vere, prese in prestito, spunta pure il pallone Nike): ed allora si sprecano i primi piani su file di scarpe nuove, sulle borse con le tre strisce, sulle tute invariabilmente marchiate nello stesso modo e sulla cartellonistica degli stadi dove la fantasia dev’essere abolita e pure la concorrenza. Il resto è film vero con Kuno Becker, ultimo sex symbol messicano nella parte del protagonista, Alessandro Nivola nella parte di Gavin Harris, il divo della squadra, biondino un po’ sregolato, troppo spesso a caccia di donne e sensazioni forti, strambamente impellicciato quando arriva agli allenamenti. Avrete capito: una via di mezzo fra Rooney e Beckham.
Vero, il mondo dello sport è ricco di film in cui gli sponsor si prendono qualche spazio, ma qui tutto è più mirato: questo è il primo di una trilogia (oggi distribuito da Buena Vista international, i prossimi due da Medusa) e se gli incassi varranno il sacrificio finanziario (una sponsorizzazione del genere può partire da 1,5 milioni di euro per tradursi in cinque volte tanto) Adidas si impegnerà ancora più fortemente nel progetto, cercando risvolti di merchandising. Il tutto in attesa delle prossime trovate e dei gol del mondiale. Pubblicitari, ovvio. Cosa pensavate?