L’aeroporto-pascolo dove nessuno vuole atterrare

Luogo prediletto dalle pecore, guardate a vista dalla torre di controllo. Traffico quasi nullo, ma Cda e 18 dipendenti

da Fenosu (Oristano)

Fino a qualche tempo fa i 1200 metri della pista erano il pascolo preferito di pecore e mucche. Anche la torre di controllo, oggi semi-abbandonata, aveva un suo perché: il pastore di turno riusciva a dominare tutto il gregge senza neanche perdere troppo tempo per cercare l’ombra di un albero.
Negli ultimi mesi gli animali perlomeno sono spariti, ma lo scalo di Fenosu, una manciata di chilometri da Oristano (30mila abitanti), classificato come aeroporto privato, attende ancora il decollo. Ma è un decollo di cui si parla da decenni e mai avvenuto: nel frattempo, sono atterrati miliardi e miliardi di vecchie lire. Una valanga di soldi per un pascolo, un’incompiuta che ha già suscitato scandalo.
In qualunque altro Paese di fronte a tali sprechi si sarebbe smantellato tutto in fretta e furia, ma siamo in Italia, dove a ogni campanile deve corrispondere una torre di controllo. E così è deciso di continuare a spendere. Soldi pubblici, naturalmente. Sono arrivati altri finanziamenti per 7,5 milioni di euro per opere in fase di realizzazione (l’allungamento della pista, due hangar, il raddoppio dell'aerostazione, il deposito carburante), così come esiste una società di gestione (So.ge.a.Or) con un suo consiglio di amministrazione (tre membri, ma almeno loro senza emolumenti perché già ricoprono cariche pubbliche) e ben 18 dipendenti. Davvero tanto per un aeroporto che nel 2007 ha totalizzato perdite per 700mila euro e che solo dall’anno scorso ha cominciato a vedere atterrare una manciata di piccoli aerei, per un totale di «ben» 733 passeggeri: praticamente due al giorno. Fa mille euro di perdita per ogni passeggero. Mica male.
Senza contare che a neanche un’ora di macchina o di treno si trova la ben più fornita e richiesta pista dell'aeroporto di Cagliari-Elmas (2,6 milioni di passeggeri nel 2007).
Da notare che tra i 733 passeggeri sbarcati non figura il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita ufficiale a Oristano nel 2007: il suo Falcon alcuni giorni prima del suo arrivo fece un atterraggio di prova ma poi la pista, non garantendo standard di sicurezza adeguati, venne scartata.
Nonostante il quadretto, alla So.ge.a.Or non sono affatto preoccupati: «Questa è la volta buona, il rilancio ci sarà», premette il presidente Marcello Serra, che è anche assessore provinciale alla Programmazione. Proprio la Provincia di Oristano è l'azionista di maggioranza della pista, seguono il Comune, la Camera di commercio, la Regione, il Consorzio industriale. «Entro il 30 aprile l'aeroporto sarà operativo, con i lavori finiti e la certificazione Enac, pronto a ospitare velivoli passeggeri e merci. Siamo fiduciosi, abbiamo richieste da privati e tour operator». Però fino a oggi nessuna compagnia, che sono poi quelle che ci mettono gli aerei con dentro i turisti, ha voluto firmare contratti per atterrare a Fenosu. Due anni fa Ryanair declinò in maniera non troppo british le avances del presidente della Provincia: «Non ci interessa, è piccolo e se anche l’aeroporto crescesse atterriamo già ad Alghero». E Alghero, come Cagliari e Olbia, ha ben altri volumi di traffico. Neanche davanti a questo il presidente della società di gestione si incupisce: «Le compagnie arriveranno quando i lavori di adeguamento dello scalo saranno finiti». Già, arriveranno. Peccato che per il momento non si sia visto nemmeno un accordo.
È pur vero che il territorio di Oristano, «baricentrico e strategico» (per dirla in politichese stretto) rispetto a tutte le località della Sardegna, avrebbe tutte le potenzialità per decollare turisticamente. Ma forse con quei soldi si sarebbero potute sviluppare tutte le altre strutture ricettive mancanti. Difficile sostenere l’utilità di un altro aeroporto visto il problema dei doppioni: con Cagliari a 50 minuti da Oristano non sarà di troppo? «Saremo di supporto agli scali ormai congestionati e saremo strategici rispetto al traffico merci», insiste Serra. Che per il momento almeno un successo può vantarlo:aver sfrattato pecore e mucche dalla pista: «Non erano neanche abusive, esisteva una concessione a pascolo del demanio».